Rimbalzando come in un flipper tra padiglioni e stand di questo EICMA edizione 2026, abbiamo inquadrato nell’obbiettivo due o tre cosette interessanti ma… è mancato il botto!
Lo scorso anno c’era stato il petardo scoppiato in CFMoto, con quel prototipo di bombardone sportivo della V4SR-RR che aveva impressionato e sorpreso tutti, emblematica l’immagine di Claudio Domenicali allo stand CFMoto tra l’ipnotizzato e il corrucciato, anche se il ducatista integralista giura contemplasse quanto fosse una copia della Panigale. Altra sorpresa dello scorso anno fu il nuovo tre cilindri a V Honda sovralimentato, altrettanto scrutato da ingegneri Ducati, come da molti altri. Beh che ne è stata di quella roba? Che ne è stato della nuova gamma Benelli a due cilindri che tanto aveva sorpreso? Ma soprattutto che ne è stato dell’orda cinese?
La fuga delle case europee e giapponesi
Gli odiati ciclisti, tanto detestati dal popolo motociclista, risultano però adatti ad una metafora per l’attuale mercato motociclistico, una similitudine con l’attuale strategia delle case motociclistiche e di riflesso di questo EICMA 2026. Nelle gare di ciclismo i tentativi di fuga sono parte normale delle tattiche di gara, molte delle quali finiscono con il ricongiungimento del gruppo, insomma ti riacchiappano. Così fanno le case europee e quelle giapponesi, inseguiti dal gruppone cinese e ora anche indiano, provano la fuga. Il folto del gruppone è formato dai SUV a due ruote, un tempo orgoglio delle case istituzionali, tra endurone stradali e cross-over, adesso schiena della produzione del dragone, con una certa efficacia va detto, ora ventre molle dello schieramento nippo-europeo.

Suzuki ci prova da anni, con moto che alcune volte non vengono capite fino in fondo dai motociclisti, ma che non mancano di originalità. Due picchi sono la Katana, incompresa dal mercato, personalmente la considero un mezzo molto riuscito, o la DR-Z4S, che invece ha colpito subito l’immaginario di molti. Un modo furbo e giovane di approcciare le piccole cilindrate. La fuga Suzuki questa volta si chiama GSX-10R, forse la punta di diamante della democratizzazione della moto sportiva, il ritorno della 1000 sportiva sulla strada, un colpo di genio che, come è normale per Suzuki, dovrà passare la verifica dei consensi. Estetica modernissima, SOLI 152cv, elettronica di prim’ordine con 11 dispositivi, ciclistica non estrema e quindi non costosa, dovremo attendere il prezzo per capire se è possibile nuovamente tornare per strada con una sportiva senza ipotecare la casa. Nota estetica importante, Ducati a parte che comprende fino in fondo l’importanza del design, scegliendo di far sparire lo scarico sotto al motore, di solito le moto sportive sono provviste da enormi terminali di scarico imbruttenti. I 152cv della GSX-10R, portano con sé uno scarico finalmente di dimensioni… umane.

Oltre a Suzuki le fughe sono state comunque davvero tante, Yamaha ha sorpreso, da capire se piacevolmente, con la sua nuova gamma RW, un nuovo concetto di mobilità a due ruote che porta all’estremo quello che era la gamma ADV di Honda, un mix tra scooter e moto adventure che ha probabilmente confuso i produttori cinesi, bisogna capire se contenti o meno di non aver avuto un’idea siffatta.
L’altra fuga, tutta tecnologica, è stata quella di Honda con quel tre cilindri a V sovralimentato, ben distante dalla replica infinita di motori a due cilindri frontemarcia, ormai copiati in tante versioni. La prima applicazione a trovare design definitivo è la naked V3R, compatta, corta, modernissima nelle linee, qualcosa che come classico della produzione Honda nasce con un pedegree di tutto rispetto. Ma se l’appetito vien mangiando, a Honda sembra che il tre cilindri dia grande gusto. Così su una pedana roteava la sorella, ancora concept, sportiva. Anche lei con un design davvero moderno, con qualche linea stravagante delle carene per attendere lo stravagante motore, ma soprattutto con un codino cortissimo, monoposto, che non faceva sconti ad un DNA da sportiva di razza per gli amanti delle lame da strada.
Sportive stradali del dragone contro maestria nippo-europea
Ma è il nuovo trend già annusato nelle edizioni precedenti, quel ritorno della moto sportiva stradale nato con quel progetto emblematico che è l’Aprilia RS660, ancora oggi una capostipite di grande qualità, studiata nei minimi particolari e con un bicilindrico leggero ma capace di mettere a terra 105cv, riportando davvero la sportiva per strada. Da lì in poi c’è stato qualche timido tentativo di replicare, con Suzuki e Yamaha ad esempio, ma oggi proprio grazie al ricongiungimento del gruppo, dalla Cina sopratutto. ZXMoto 820RR, QJ SRK800RR, ma sopratutto CFMoto 675SR-R, che in colorazione racing esposta rimescola certi vecchi pruriti un po’ sopiti, regalano forse un nuovo sprazzo di vita alla moto sportiva stradale, uccisa commercialmente dalle scelte dissennate dei regolamenti sportivi del mondo Superbike.

Le case nippo-europee tengono la barra dritta, con progetti che comunque mostrano doti qualitative e progettuali superiori, con Yamaha R7, R9 e XSR900 a d esempio, Triumph Daytona 675, ma sopratutto con le già citate Suzuki GSX-10R, il progetto tre cilindri Honda, non vogliamo dimenticare nemmeno la nuova Moto Morini Corsaro Sport, che mettiamo in questo gruppo perché il DNA è chiaramente italico, per arrivare a quella che, personalmente, è sembrata una delle più belle moto del salone, la versione 2026 della KTM 990RC R. Tanti non saranno d’accordo, viste le linee “diverse” di KTM, e non esattamente una popolana a livello del prezzo, la CFMoto costa poco qausi la metà, ma la KTM è una vera opera motociclistica di valore. La scelta della sportiva a due cilindri, 127 i cavalli per 195Kg, tutti i comparti montano componentistica di qualità, e nulla del design è scontato. Forse non piacerà a tutti, come capita stesso alla produzione di Mattighofen, ma quel codino corto, le carene ampie che si allungano sotto al motore come le vere Superbike, la piastra di sterzo da veri amatori e l’inusuale display LCD che si sviluppa in lunghezza, ne fanno l’oggetto di punta di questa “democratizzazione” della moto sportiva… stradale.
Fughe di qualità, qualcuno resta imprendibile
Nelle gare ciclistiche spesso però si vedono fughe improvvisate, e fughe di qualità, quelle dei campioni che sai possono diventare vittorie. Ci sono case che hanno prodotti inarrivabili, difficilmente copiabili, ma sopratutto con scelte di mercato in fascia alta che per ora, le case orientali, guardano da lontano. Per ora.
Sono Ducati, che quest’anno con Garage Ducati e la gamma SP, ha ribadito ancora una volta che per avere una Ducati, una moto della qualità di una Ducati, bisogna essere ben disposti e attrezzati. Non è sbagliato, c’è l’impegno nella ricerca e nel design, nella cura del brand e dei suoi clienti, il tutto pare funzionare. Certo, lo spauracchio della CFMoto V4SR-RR non va sottovalutato, come quello della neo arrivata QJ Motor SRK 1051RR. La Superbike CFMoto, arrivata in versione definitiva, è davvero bella alla vista, le somiglianze ci sono, ma quello che deve spaventare di più forse è il prezzo, tra i 20 e 25.000€, quando le Superbike tradizionali ormai oscillano intorno ai 30.000. Soprattutto le case giapponesi non possono dormire sogni tranquilli, il bersaglio più vicino sono loro.
Chi resta a distanza sono anche Harley-Davidson e Indian con le loro grandi cruiser della gamma Challanger o Road Glide, inavvicinabili come progetto e aura, con le case del dragone impegnate più a imitare le classiche custom, ma con motorizzazioni che spesso sono un po’ imbarazzanti visto la stazza della moto.

Le piccole cilindrate contagiano la tradizione, Moto Guzzi senza teste
C’è però un altro trend che ha contagiato le case europee e nipponiche, contagiate dal mondo asiatico, necessità pura per contrattaccare sul loro terreno e sui loro mercati con prodotti adatti, le piccole cilindrate. Arrivano così la Moto Guzzi “The Trip”, su cui i guzzisti integralisti discuteranno a lungo, visto il motore bicilindrico frontemarcia da 457cc che arriva da Aprilia. La moto ha un design moderno, qualche stilema Moto Guzzi, ma è una moto assolutamente moderna e giovane, adatta anche a quei ragazzi nostrani che si avvicinano alla moto e vogliono un brand di grande storia. Ci sono le BMW F450, il concept Ténèré 400, pronte a battersi con una vera armata orientale fitta e ben nutrita, comprese le italo-orientali. Tra queste classifichiamo ai primi posti la Benelli Leoncino 400 Bobber, dal design originale, diverso, giovane, e che speriamo possa presto avere anche una motorizzazione da… motociclista navigato. Mettersi in gara con mostri sacri, mai tramontati e di grande impatto per l’aura motociclistica che regalano, come la Triumph Bobber e la Indian Scout Bobber, necessita un po’ più di muscolatura. Muscolatura trovata dalla Royal Enfield Shotgun ad esempio, una mezza misura quella del 650cc che la rendono interessante, a fronte di un’estetica e una colorazione che, tra le luci delle notti milanesi, potrebbe far innamorare ragazzi e ragazze.

Ovvio che in tutto questo sproloquio mancano… i SUV. A tanti non fa piacere sentirli chiamare così, ma ogni scarrafone è bello mamma sua. No, non sto dicendo che siano brutte come scarrafoni, anzi, l’impegno nel design profuso dalle case in questi anni, rende anche difficile scegliere la più bella e allarga l’incertezza nel momento dell’acquisto. Una lista pressoché infinita: BMW F900GS, Benelli TRK 702 o 902, Moto Guzzi V85TT, Honda Trasalp, Voge Valico 900 o 625, KTM 890 Adventure, CFMoto 800MT, Moto Morini X-Cape700, Yamaha con la linea Tracer o la Ténèré 700, Suzuki V-Strom 800, Triumph Tiger 900, la nuova Morbidelli T802 e chissà quante dimenticate nella lista. Ma tra le novità, o le riconferme del salone, in questo immenso segmento medio, mettiamo la novità di casa Kawasaki, con la nuova Versys 900, una quattro cilindri con ruote da 17 che con un’estetica davvero bella e muscolosa, promette viaggi best in class, vista anche la dotazione lunghissima. Colpisce in questa gamma anche la già proposta BMW F800GS, che messa in fila con le sorelle a partire dalla robusta GS 1300, sembra riportare la casa tedesca a volumetrie più civili. Una volta sorella povera delle bicilindriche trasversali, oggi è una moto da comprare per viaggiare verso il lavoro, il lago o Caponord. Unico neo, la ciclistica anteriore potrebbe essere di migliore qualità.

Abbiamo detto tutto? Sicuramente no, qualcuno forse si aspettava qualcosa in più delle novità annunciate, ma le novità devono anche eccitare la passione motociclistica. Capita in alcune annate dove le case sembrano guardinghe, poco propense alle vere novità, forse questa edizione non sarà ricordata per l’effetto UAO! Effetto “uao” che invece riesce a regalare l’organizzazione di EICMA, che anno dopo anno migliora l’hospitality. Fermandosi magari qua e là nel viale a mangiare qualcosa, ve lo dice uno specialista, EICMA dal punto di vista dell’accoglienza culinaria ha fatto grandi passi in avanti. Qualche anno fa per abbinare in maniera soddisfacente cibo e moto era obbligatorio puntare su Verona. Ma negli ultimi anni su viali e controviali, sono apparsi stand gastronomici che necessitano sempre più di bissare colazione, pranzo e merenda per esaurire le tentazioni di gola. Due di tutto insomma. E mentre uno mastica, pensa, rimugina e forse punta lo sguardo su qualcosa che in una fantasia più o meno vicina, sta per entrare nel proprio garage.
A voi qui sotto una straripante gallery, ma per le girls... dovrete aspettare qualche giorno.