Sulla copertina non compare una moto, e nessuna traccia nel testo se non la comparsa di una motoslitta.
Difficile, ma non indispensabile, trovare una motivazione per cui l’ultimo romanzo di Nicolò Bertaccini sia inserito in una sezione di “Letture su due ruote”.
Però Nicolò ha esordito proprio con una raccolta di racconti (Divertirsi è una cosa seria) dedicati alle sue avventure su due ruote e, insieme a Gianluca Ferrini ha pubblicato uno splendido libro dedicato alla Dakar, prima di dedicarsi al suo primo romanzo “Mosaico Criminale” che anticipa di soli 3 anni questa nuova opera.
E forse è proprio questo il motivo per cui abbiamo deciso di inserirlo comunque tra le nostre letture: perché, anche senza moto, La cicatrice del larice racconta qualcosa che a chi viaggia su due ruote dovrebbe essere familiare. La voglia di esplorare, il rapporto con la natura, il fascino dei luoghi selvaggi e quella curiosità che ci spinge spesso a uscire dalle strade conosciute.
Questa volta Nicolò ci porta sulle Dolomiti, in pieno inverno. In questo scenario prende forma un thriller che, pagina dopo pagina, abbandona la strada del semplice giallo per addentrarsi in un mondo fatto di leggende, antiche credenze e presenze misteriose.
La montagna diventa così molto più di uno sfondo. È quasi un personaggio del romanzo. Una montagna fredda, silenziosa, inquietante, lontana dall’immagine da cartolina delle Dolomiti che conosciamo nelle giornate di sole. Qui il bosco nasconde qualcosa e ogni rumore, ogni traccia e ogni ombra sembrano poter raccontare una storia.
Al centro della vicenda c’è Alyosha, un uomo che vive isolato nei boschi e che appartiene alla stirpe dei Kresniki, antichi guardiani sciamanici capaci di percepire ciò che normalmente rimane invisibile. Al suo fianco c’è Sarik, un lupo cecoslovacco con cui riesce a comunicare.
Enea, appena undicenne, scompare durante una discesa notturna in snowboard. Nessuna traccia, nessuna spiegazione e soprattutto nessun elemento che permetta di capire dove sia finito. Un paese che si mobilità e anche la stampa attraverso la giornalista Monica.
È attraverso questi personaggi che l'autore introduce il lettore in un universo nel quale realtà e leggenda finiscono per confondersi. Entrano così in scena figure della mitologia dell’Est europeo, mentre la ricerca del piccolo Enea diventa progressivamente qualcosa di molto più grande di una semplice indagine.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del libro; la cicatrice del larice non è soltanto un thriller. È una storia che parla di natura, di memoria, di leggende e del rapporto dell’uomo con qualcosa che non può sempre essere spiegato razionalmente.
Per chi arriva alla scrittura di Nicolò Bertaccini dai suoi libri dedicati al motociclismo, il cambiamento è evidente. Qui non ci sono la polvere della Dakar, i motori o le lunghe giornate in sella. Ma rimane quella stessa idea di viaggio verso l’ignoto. Cambiano il mezzo e il paesaggio, ma non cambia completamente lo spirito.
E forse è proprio per questo che, alla fine, La cicatrice del larice può stare tra le nostre “Letture su due ruote”.
Perché un libro motociclistico non deve necessariamente parlare di motociclette. A volte è sufficiente che riesca a trasmettere quella voglia di andare oltre, di scoprire cosa c’è dopo la curva, dietro il bosco o dall’altra parte della montagna.
Bertaccini ci riesce costruendo una storia dal ritmo piacevole, con una buona dose di mistero e un’atmosfera che cresce lentamente fino a lasciare al lettore qualche domanda anche dopo aver chiuso il libro.
E forse è proprio questo il bello. Perché quando finisci una storia e continui a chiederti cosa possa esserci davvero là fuori, nel silenzio di un bosco, allora significa che quella storia, in qualche modo, ha lasciato la sua cicatrice.
La cicatrice del larice
Nicolò Bertaccini
Clown Bianco Edizioni
Pagine 238
Luglio 2026
€ 20,00
