Problemi Superbike
Categoria: Sport

Terminato il campionato mondiale Superbike 2025, con l’ultimo week end non all’altezza degli eventi, è tempo di ragionare sulle nuvole cariche di oblio che si addensano sopra le derivate.

Qualcuno ha già scritto che chi come noi vede questi nuvoloni stagliarsi all’orizzonte, mena gramo o semplicemente crea un clima negativo sulle derivate di serie. L’unica cosa che dovrebbe contare in questo bisticcio a distanza, dovrebbero essere i fatti, e se la Superbike scoppiasse di salute, non si chiacchiererebbe di tramutarla in un campionato misto con l’Endurance o di accorparla alla MotoGP, e soprattutto come per la MotoGP ci sarebbe una fila di circuiti a chiedere di avere una data del campionato. Ma oggettivamente, così non è.

La Superbike che gli appassionati si ricordano è quella degli anni 90 e ancor più quella degli anni 2000, e se il lasso di tempo non è ben chiaro, si parla dell’era pre Dorna. Sul fatto che fossero gli anni d’oro, dovremmo continuare ad attenerci ai fatti. “In quel tempo” la Dorna tuonava contro i fratelli Flamigni per presunta invasione di campo, nominalmente per la presunta abbondanza di modifica ai “prototipi” Superbike, nella realtà per la troppa e ingombrante fama rubata all'aristocratica MotoGP. Non erano pochi i circuiti anche fuori dall’Europa che volevano quelle moto che si potevano comprare nei concessionari. Oggi la Superbike fatica anno dopo anno a mettere insieme un calendario credibile. 

Ovviamente dall’altra parte, per non sembrare faziosi, ci si deve domandare se quella gestione fosse supportabile, se finanziariamente la Superbike potesse sopravvivere, ma dall’avvento di Dorna si sono visti tanti cambiamenti, alcuni dei quali in linea con quelli messi in campo dalla gestione precedente per tentare di equilibrare le prestazioni di moto tanto diverse, anche per architettura, altri hanno avuto lo scopo di tenere lontane la Superbike e la MotoGP, sia in fatto di prestazione, ma qualcuno potrebbe dire anche in fatto di popolarità.

Un progetto che non ha mai trovato un punto d'arrivo. Un fallimento... o forse un grande successo?

Dipende dai punti di vista, che la Superbike abbia perso via via appeal sugli appassionati, più o meno esperti, è innegabile, una copertura televisiva scadente, anche e ancora di più sotto il cappello di Sky come accaduto ancora per la chiusura di questa stagione 2025. Ma si devono poi aggiungere scelte di poco impatto sul contorno alle gare, il calendario scarno, la spasmodica ricerca di una limitazione delle prestazioni, la volontà chiaramente espressa di non avere le case ufficiali destinate alla MotoGP, che via via hanno abbandonato, l’incapacità o la mancanza di volontà di valorizzare i punti forti del del prodotto, come la stella più titolata delle derivate, Jonathan Rea, al quale non è stato organizzato nemmeno un saluto degno del pilota più vincente della Superbike nel suo ultimo week end, il cambio e impoverimento di formati importanti e identitari come la Superpole, tutte prese di posizione che via via hanno reso la Superbike aliena, depotenziata nell'anima, al pubblico appassionato di moto, poco resistente al cambiamento dei tempi e del pubblico.

Oggi la Superbike, oggettivamente in affanno, è candidata a radicali cambiamenti. E questo non per il suo benessere o per ritrovare il suo smalto degli anni d’oro, ma per trovare una forma di sopravvivenza. I prototipi stanno per passare a 850cc dal 2027, e il timore è che prestazionalmente le due serie vadano a sovrapporsi. Quindi ecco che entra in scena addirittura la FIM, che sarebbe dovuta essere primo baluardo della dignità della Superbike, ad annunciare gli interventi regolamentare atti a depotenziare nuovamente le derivate.

I fatti ci dicono che le case stanno abbandonando la Superbike, la prossima probabilmente sarà BMW, che non ha confermato la partecipazione al campionato 2027. Dorna sorride perché potrebbe essere un’altra candidata alla MotoGP, ma non ha mantenuto le promesse. Il campionato doveva includere molte case tramite team privati, il risultato è che oggi se un team vuole partecipare al campionato Superbike ed essere competitivo ha una sola opzione, acquistare una Ducati Panigale. Carmelo Ezpeleta subito dopo aver acquisito la Superbike, dichiarò a chi era preoccupato degli interventi annunciati sulla Superbike “noi sappiamo gestire le gare”. Oggi di quelle dichiarazione resta un campionato poco più che sbiadito.

Liberty Media o Discovery, chi dovrà inventarsi il futuro della Superbike?

Liberty Media, che ha acquisito Dorna, o Discovery, che ha acquisto il campionato Endurance, sono le società che dovranno occuparsi del futuro della Superbike. Difficile capire chi cercherà il rilancio o il semplice mantenimento. Liberty dalla sua parte ha una visione americana di puro spettacolo e intrattenimento, una ricetta che potrebbe essere un vero ricostituente per una serie che non manca di spettacolo in pista, ma resta il problema che a gestire le serie sarà ancora Dorna e il suo patron, oltre al fatto che negli annunci Liberty Media lascia quasi sempre ai margini la Superbike. Discovery potrebbe innescare una rivoluzione che ai più potrebbe far storcere il naso, uno strano mix tra l’attuale Superbike e il campionato mondiale Endurance, ma dopo più di un decennio di gestione che trova una Superbike impantanata, forse un cambiamento di gestione è il primo indispensabile passo verso la rinascita.

Ne dovrebbero essere promotrici prima di tutto le case motociclistiche mondiali. Ducati, Kawasaki, Honda, Suzuki, Aprilia, Yamaha, BMW, KTM, MV Agusta, Triumph, case che hanno via via visto azzerare i numeri delle vendite sulle Superbike 1000 stradali non solo per questioni di moda, diventate sempre più costose a causa anche di un regolamento che le vuole più vicino al pronto pista, allontanandole sempre più dalle tasche dei motociclisti. 

Siamo ad un passo da una nuova alba o… dal tramonto definitivo? A chi leggere riflettere.

 

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