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- Scritto da Flap
Già il bello dei numeri è che sono relativi come po’ tutto nella nostra vita terrena, lo abbiamo imparato bene in questo 2020;
Alle porte di Milano, c’è un paesone, si chiama Abbiategrasso. In via Novara c’erano due vetrine, belle grosse, con il telaio verde a cingere uno schermo di vetro che mostrava in “full hd” quelli che erano i sogni di noi bambini nati a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Sopra la vetrina troneggiava una scritta semplice, la mia memoria mi dice rossa, ma non lo giurerei. MOTO GUZZI.
Abbiamo imparato a conoscerlo questo Covid19, o meglio abbiamo imparato a conviverci seguendo le indicazioni che gli “esperti” ci davano via via in un susseguirsi di regole e decreti, anche se a volte incomprensibili, in alcuni casi illogici, comunque da seguire per cercare, soprattutto, di sopravvivere.
Mentre leggete queste righe probabilmente, o comunque nel caso tra poche ore, circa 350 piloti dalla dubbia sanità mentale si alterneranno, suddivisi in squadre da 4 a 6, alla guida di improbabili motorini degli anni ’70, ’80 e ’90 rigorosamente monomarcia.