Categoria: trafiletti

Essere andato a Capo Nord. Aver provato la moto di Valentino Rossi. Aver cavalcato con gli Hell’s Angels. Aver solcato le spiagge dell'Africa. Lo hai fatto? Non sei ancora un motociclista vero!

I sogni son desideri diceva una canzone, e quando ho comprato la mia prima moto pensavo che ci fossero delle mete ben precise, prestigiose, da raggiungere per poter dire fieramente “ah io si che sono un motociclista vero!”.  Poi però facendo mente locale ci sono ben altri eventi che vanno accumulati per certificare la propria appartenenza alla razza… bovina.

Uno dei primi passaggi, fondamentale nelle prime esperienze motociclistiche, quando arde ancora il sacro fuoco del “adesso mi presento al bar con labbestia” è posteggiare, scendere fieramente dalla moto bene in vista e… questa cade! Io in realtà l’ho fatto davanti alle vetrine della palestra con un discreto pubblico femminile. Altro passaggio è il senso di fratellanza e di amicizia del gruppo, soprattutto quando il mattino al ritrovo in partenza per il tour avverti tutti che ti sei chiuso le chiavi nel vano sotto sella. Tanto tanto calore!

Fondamentale nei tempi andati, oggi è più complicato ma non impossibile per chi si volesse applicare, fare calcoli empirici su quanta benzina sia rimasta nel serbatoio e capire in maniere inequivocabile, mentre spingi la moto, che erano sbagliati. Da non sottovalutare, anche se non fondamentale, aver premuto il tasto di blocco accensione inavvertitamente, rendendosene conto dopo mezz’ora che traffichi con un gruppetto di improvvisati meccanici. Stima! Nei loro occhi si leggeva stima!

Una cosa però mi mancava e che ora finalmente posso mettere in bacheca, fieramente. Il salto carpiato dalla moto dopo essere partito col blocca disco inserito. Meglio se presente pubblico con il quale, dopo più di vent’anni di motocazzeggio, stavi ancora facendo il James Dean di Capracotta. Ora ce l’ho!

Tirando le somme però, è il sapore di questa passione che deve essere buono. Con il passare degli anni mi sono anche reso conto che molte volte, non sempre, trovo più genuino, vero, lo sguardo di chi ogni giorno mette il sedere sulla moto per necessità o a fine settimana si tira fuori faticosamente un paio d’ore per sgranchire le ruote, che in quello di chi guarda dall’alto in basso gli altri perché ha avuto la possibilità di fare grandi viaggi o cose particolari.

L’arroganza del motociclista al massimo può stare nel motore, non nell’anima.

 

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