Non ci restano che fotografie
Categoria: trafiletti

Svuoti i cassetti e dal profondo del tempo immemore trascorso spuntano oggetti dimenticati, ricordi e vecchie fotografie.


Quelle scattate così come viene sperando che da quel rullino da ventiquattro pose ne uscisse almeno qualcuna decente. Un risultato sperato che aveva la conferma solo dopo che il fotografo le avesse sviluppate.
Foto spesso di bassa qualità, sgranate, qualche volta ingiallite eppure lì, tangibili immutabili, stoicamente testimoni di un passato a cui abbiamo affidato una traccia.

Certo ora è più facile l’avvento del digitale ha reso tutto più facile, il risultato è immediato, replicabile all’infinito e soprattutto praticamente gratuito.
Con i nuovi smartphone poi non serve più neppure la macchina fotografica, ora basta scattare, fa tutto lui, mette chiunque nelle condizioni di fare una foto decente, perfetta per i social o per vantarsi con gli amici.
Giga di file che riempiono memorie e hard- disk che nel loro infinito numero diventano quasi sempre irrintracciabili, dimenticati, persi nella memoria e volte persi per sempre quando il supporto elettronico va in crash.

Nulla è eterno certo, nemmeno le foto stampate di un tempo che possono andare perse, bruciate, dimenticate anche loro.
Eppure qualche volta queste spuntano improvvisamente, ce le troviamo in mano con quello sguardo sorpreso, un sorriso o una lacrima, a ripercorrere o cercare di ricordare l’occasione, la situazione, persone e magari anche l’anno in cui quell’immagine è stata fermata.

La qualità passa in secondo piano, non ci servono pixel è filtri, quello che conta è l’emozione.
Non ci restano che fotografie, per fortuna!

N.B. Correva l’anno 1987 nella foto

Flap firma

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