Categoria: Turismo

Partire per un viaggio normale e poi tornare a casa con un “bagaglio” speciale.

E si…un viaggio (ripetizione lo so) che si è trasformato strada facendo, e che è mirabilmente sintetizzato nella prefazione di Luca Sofri del libro “Peccioli” (Touring Club Italiano)  e di cui rubo un estratto che è sintesi puntuale  di quello che abbiamo vissuto:

<<[…] a Peccioli non si arriva, arrivare è un verbo che suggerisce che qualcosa avvenga naturalmente, come conclusione inevitabile di un percorso. A Peccioli, invece, si decide di andare, ed è una decisione che si rinnova in una successione di imbocchi di strade, rotatorie, bivi e ancora, all’ultimo momento, prendendo quella deviazione a sinistra [...] A Peccioli bisogna proprio decidere di salirci, con una autonoma e responsabile consapevolezza[…]>>

Non cito altro dalla prefazione del Sofri che è tutta mirabilmente scritta, ma in effetti…tu lo conosci Peccioli? Confesso che io no, non la conoscevo fino alla telefonata del Flap, diavolo tentatore, che pone il quesito: perché non andiamo a Peccioli? Con una mia risposta secca che sapeva di diffidenza, non conoscenza, superficialità: ma cosa c’è a Peccioli?

La risposta, quella facile ed immediata, chiuderebbe di fatto qui il racconto di questo viaggio in moto, e non renderebbe giustizia a quello che abbiamo visto ma soprattutto vissuto.

IN VIAGGIO VERSO SUD: PASSO CISA, LUNIGIANA E GARFAGNANA

La pianificazione del viaggio parte come sempre con l’apertura della vecchia e sdrucita mappa stradale, per poi trasformare l’idea in una traccia gpx da infilare in un navigatore.

Peccioli si trova in Toscana, ma in una zona lontana dai riflettori dalla “Tuscany” conosciuta in tutto il mondo, piazzata li sul limitar della Valdera ovvero una zona geografica identificata con questa denominazione fin dal XV secolo, a poca distanza da Volterra, a 50 km da Lucca, ma lontano (a volte per fortuna aggiungo io) da quella frenesia tipica dei borghi toscani di fama planetaria. 

peccioli

Ci è sembrato logico studiare due itinerari facili per andata e ritorno che ci facessero godere di curve, relax e tanta moto ma che fossero fattibili in due giorni.

Per “scendere” dopo veramente più di due lustri di assenza, abbiamo optato per il passo della Cisa, lasciandoci alle spalle l’autostrada in quel di Fornovo. Percorrendola si capisce che, forse, stare così tanto tempo lontani da una strada te la fa riscoprire in toto, tanto che non la ricordavo a tratti così panoramica. Mi risultava avessero rifatto l’asfalto, non so dire quando, ma aimè non è perfetto. Niente di tragico intendiamoci ma alcuni bei “bump” per farci saltare dalla sella li abbiamo trovati, posto che tenevamo un’andatura che definire turistica è poco. La soddisfazione per aver scelto questo percorso non finisce ad Aulla, ma anzi avendo tracciato “a caso” altre strade e stradine a cavallo tra Lunigiana e Garfagnana capitiamo, con gioia, di nuovo (anche l’anno scorso click qui) davanti al Ponte della Maddalena o Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano, non prima però di aver fatto una deviazione al Lago di Vagli (vi raccontiamo brevemente la storia nel video).

peccioli

La noia prende il sopravvento nella piana fino a doppiare Lucca, per poi riprendere, sempre guidati anche un po’ dal caso, con belle curve e panorami svalicando delle dolci colline che prima ci fanno sfociare nel borgo di  Palaia per poi scendere giù dolcemente vero la meta o la metà a seconda dell’accento del nostro viaggio.

Tanto più che a rendere “palese” l’arrivo nel paesino Toscano c’è la risposta alla mia primitiva domanda: cosa ci sarà mai a Peccioli? ci sono i “giganti di Peccioli”!! ma come vedremo tra poco anche questa risposta è riduttiva.

peccioli

IL PRIMO GIGANTE NON SI SCORDA MAI

Uno dei giganti compare appollaiato in tutta la sua possenza sopra il tetto di un edificio in via Boccini esattamente incrociando noi due raminghi sulla traccia di arrivo. Una statua (non l’unica), una “presenza” come viene definita, quasi seduta ma che se fosse dritta in piedi, questa opera d’arte moderna, sarebbe alta più di 9 metri. La sosta è d’obbligo per una foto, ma siamo ancora nella completa ignoranza di cosa ci aspetta davvero.

peccioli

Dopo esserci riuniti ad un Grande Amico (volutamente con le lettere maiuscole) iniziamo la salita verso il borgo vero e proprio indirizzandoci subito verso l’anfiteatro Fonte Mazzola alla scoperta del secondo gigante; qui l’atmosfera è quasi surreale, emozionante, romantica. Qui il colosso sta per uscire dal terreno dove è sepolto fino alla vita, con i muscoli tesi nello sforzo.  Di fronte a lui un anfiteatro all’aperto e alla sue spalle si apre la vallata. Ma volgendo lo sguardo sinistra il paese di Peccioli compare nel suo splendore di abitato arroccato sulla collina, in un contrasto di edifici storici con al centro il belvedere dal taglio modernissimo, che contrariamente a quanto si può pensare caratterizza in maniera fortissima e indiscutibile il lato ovest dell’abitato.

Qui abbiamo la fortuna di scambiare due chiacchere con due ragazzi “local” che ci fanno capire con un rapido scambio di battute che Peccioli non è solo “giganti”, ma che in 30 anni è diventato, grazie alla lungimiranza dell’amministrazione comunale un piccolo ma fervente “centro di cultura e arte”. Ci troviamo, di fatto, in difficoltà: abbiamo calibrato viaggio e tempi per vedere “sti giganti”, ignorando che a Peccioli c’è un mondo d’arte da scoprire. Ci consoliamo con una cena con vista (e che vista) sulla Valdera e pianifichiamo il secondo giorno di viaggio, con buon bicchiere di vino, tra chiacchere che scivolano libere al tramonto e corrono tra vita, famiglia, moto, passione e viaggi.

peccioli

IL TRIANGOLO VERDE: L’ARTE NASCE DAI RIFIUTI

Nella nostra scarsa pianificazione una cosa però l’avevamo fatta bene, prenotare l’accesso gratuito (!!) al triangolo verde, un museo d’arte contemporanea a cielo aperto ricavato negli spazi e nelle immediate vicinanze di un polo all’avanguardia per lo smaltimento dei rifiuti. Si trova nella frazione di Legoli, ma allunghiamo la strada per passare da un’altra frazione, Fabbrica, ove l’ultimo arrivato dei 5 giganti che popolano queste zone lo ha fatto con estrema irruenza , demolendo letteralmente un muro della piccola borgata per uscire allo scoperto. La colazione nel piccolo bar della frazione da sola (quasi ) vale il viaggio… basta fermarsi un attimo ad ascoltare le chiacchere degli avventori ultra ottantenni che si raccontano la vita nei modo e con il tipico accento toscano, che rende ogni frase qualcosa da ascoltare, conservare e perché no…sorridere di gusto.

i giganti di fabbrica

Secondo il nostro navigatore, la strada migliore per raggiungere il triangolo Verde non era una striscia d’asfalto, ma un percorso sterrato, molto panoramico ci mancherebbe, ma che avremmo evitato volentieri, o meglio la Tiger 900 era gommata “giusta” non altrettanto si può dire per la Guerrilla. D’altra parte quando setti lo strumento di navigazione per l’off-road…cosa vuoi pretendere?

peccioli

L’accesso al triangolo verde è tutto automatizzato, scansioni il QR code che ti hanno mandato al momento della registrazione, entri e raggiungi l’ampio parcheggio il tutto in autonomia. Sulla destra su un altura si scorgono due statue dalla forma di elefante, mentre più in basso ecco gli ultimi due giganti, una donna ed un uomo, quest’ultimo intento nello sforzo di ergersi fuori dal terreno, con la possenza della mano tesa nello sforzo. Vi è una grossa costruzione che funge da auditorium o comunque da edificio polifunzionale ove un interessante documentario spiega in maniera semplice, ma efficace, la procedura di smaltimento dei rifiuti. Complice la pioggia scesa copiosa la notte, il cielo tribulato di nuvole e il fatto che fosse martedì di fine agosto  ha fatto si che il luogo fosse deserto. Il silenzio quasi surreale rotto solo dal rumore dei mezzi d’opera della discarica, ogni tanto portato dal vento.

peccioli

Scopriremo poi che di solito il luogo è frequentatissimo da turisti e visitatori, quindi ci godiamo ancora di più questo momento di esclusività. Un paio di telefonate e ci viene gentilmente concesso di avvicinare le moto ai giganti per foto e video; grati e onorati per questa concessione “portiamo a casa” il materiale per questo racconto di viaggio, senza dimenticare dove siamo e quindi approfondendo ancor di più la visita a questo luogo. Salendo fino alla statua femminile si scorge la, oltre la collina ove lei dimora, l’affannarsi operoso di uomini e mezzi nella discarica, luogo di solito additato come cosa “brutta”, simbolo di qualcosa da evitare, che qui invece è simbolo di rinascita, testimone del fatto che anche dal rifiuto può nascere qualcosa, non solo i giganti che nascono da questa terra, ma che con una complessa ma efficace visione lungimirante, dal rifiuto possono nascere le opportunità per coltiva l’arte.

peccioli

Nel silenzio poi mi scappa un pensiero da “uomo della strada”: siamo tutti bravi, io per primo, ad urlare contro le discariche, a non volerle vicino casa e non volerle proprio vedere, dimentichi del fatto che siamo noi la società del consumismo, che siamo noi che buttiamo via qualsiasi cosa appena si rompe senza ripararla, dimentichi del fatto che i “rifiuti” siamo noi a produrli.

Pensiero troppo complesso, me ne rendo conto, e torno a godermi quanto il triangolo verde ha da offrire, compreso il colpo di scena del sole che squarcia le nuvole e torna a scaldarci un po’ dopo la frescura dell’alba. Giriamo la chiave, si torna verso nord.

IL CERRETO

L’obbiettivo del rientro è chiaro, di nuovo strade e stradine, non prima di aver costeggiato volutamente le splendide mura di Lucca. La strada del Passo del Cerreto è quella scelta per ripotare le moto verso la “piana” per poi infilarsi di nuovo in autostrada. Lasciamo scivolare il nastro d’asfalto con andatura davvero turistica, e godendo a pieno della strada del Cerreto, anch’essa deserta o quasi visto il giorno infrasettimanale e il periodo di vacanza ormai agli sgoccioli. Le moto fanno il resto, regalandoci soddisfazione e buone sensazioni. Gli interfoni sono accesi e tutte le nostre chiacchere vertono su Peccioli e sulla ferma decisione di tornarci, questa volta con più coscienza, per scoprire fino in fondo cosa contiene quella piccola bomboniera toscana, che fino al giorno prima, non sapevamo nemmeno esistesse. La moto è anche questo!

peccioli cerreto

LE MOTO DEL VIAGGIO

Per il terzo anno consecutivo la scelta cade sull’accoppiata Triumph/Royal Enfield, rispettivamente una Tiger 900 Rally e una Guerrilla 450 Apex. Moto chiaramente un po’ agli antipodi. nuda, sportivella e sbarazzina la Guerrilla in accoppiata con la Tiger il cui aspetto parla di viaggi, avventura, off road, complici anche le 3 grosse borse “alu” in dotazione. Vi parleremo più nel dettaglio delle due singola moto, ma in questa due giorni di viaggio ne abbiamo apprezzato ogni singolo aspetto, anche della Guerrilla che sulla carta non è una moto da viaggio, ma come si suol dire lei non lo so e viaggia lo stesso. La Tiger si è presa anche tutta la parte gravosa dei bagagli di due persone oltre a tutto il resto, comportandosi come ci si aspetta da una viaggiatrice, anche tra le curve ove il tre cilindri inglese tira fuori tutte le sue doti.

peccioli

aMotoMio ringrazia sentitamente:

  • Comune di Peccioli
  • Amministrazione triangolo verde
  • Triumph Motorcycles Italia
  • Royale Enfield Italia

Abbigliamento del viaggio:

Fagna: Casco CGM 366 Dual - Giacca Clover Airblade-5 - Jeans Clover SYS - Guanti Clover - Scarpe Stylmartin
Flap: Casco Caberg Levo X - Giacca Clover Rainjet-3 WP - Jeans Clover Sys Light - Guanti Clover Predator - Scarpe Stylmartin Zed WP

 

GALLERY

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Back To Top