GIUBILEO DEI MOTOCICLISTI 2025 E BENEDIZIONE DEI CASCHI
Categoria: Biker World

Tra Teologia, Devozione, Spiritualità, Fraternità, Identità e tanti chilometri in sella.


Tra i numerosi eventi riguardanti il GIUBILEO 2025, la F.M.I (Federazione Motociclistica Italiana) in collaborazione con la Prefettura della Casa Pontificia dello Stato Vaticano, ha organizzato e proposto il Giubileo dei Motociclisti. 

L’evento ha rappresentato un’importante occasione di spiritualità e condivisione fraterna per tutti gli appassionati del mondo moto. A significare che il mondo bikers non è delineato solamente o necessariamente da teppisti, incivili, devianti, violenti, volgari e/o da eroi solitari mentalmente turbati, senza cervello, rozzi e dediti agli eccessi e/o da bulli byroniani “in conflitto con il consorzio dell’umanità” (come certi uniformati motoclub custom/chopper internazionali e/o alcuni romanzi letterari e/o numerose pellicole cinematografiche ci propinano da sempre), ma è anche un mondo (per la maggior parte) costituito di persone “appassionate e di buona volontà”. 

Anzi sarebbe più corretto specificare che il mondo bikers è promotore non solo dell’autentica passione sulle due ruote, ma è anche “esemplare testimonianza”, rivolta a sostenere innumerevoli iniziative associazionistiche indirizzate alla raccolta fondi ed aventi finalità di valenza sociale, solidale e filantropica. 

Espressa questa doverosa precisazione, il Giubileo dei Motociclisti 2025 è da ritenersi un evento significativo, epocale e senza precedenti, cha ha dato l’opportunità a tanti centauri (più di 4.000 i motociclisti che con le loro moto hanno parcheggiato in Vaticano …senza ovviamente contare i passeggeri/re a seguito) di essere accolti in udienza ed incontrare di persona il Santo Padre Leone XIV, ricevere la sua benedizione e insieme a lui attraversare la Porta Santa della Basilica di San Pietro, quale segno distintivo di rinnovamento nella vita di tutti i giorni, testimoniando (come espresso dal Papa) di tentare e di perseguire nonostante le complessità dell’esistenza costituita dai propri limiti, fragilità o condizioni/compromessi personali sfavorevoli: “un’ esistenza degna d’essere vissuta e sempre incline alla Speranza”. Non a caso il Giubileo dell’anno 2025 è stato intitolato “Spes non Confundit” cioè “La Speranza non delude”.

Giubileo dei motociclisti 2025 1

Il Biker a digiuno della Teologia e/o del Magistero della Chiesa Cristiana Cattolica Romana e/o che si fosse scordato le lezioni di dottrina, impartite durante l’infanzia alle adunanze in parrocchia di catechismo, potrebbe domandarsi: ma sto Giubileo che cos’è? 

L’etimologia della parola Giubileo deriva dall’ebraico “Yobel”, che indica lo strumento musicale sacro (realizzato con un corno di montone), il cui suono annunciava l’inizio dell’anno santo sabbatico che cadeva ogni 50 anni. Seguendo la legge ebraica risalente al profeta Mosè, si prescriveva che in tale periodo, la terra non fosse coltivata per un anno, che si vivesse di ciò che si poteva raccogliere e di ciò che si aveva immagazzinato/accumulato dividendolo con tutti, che venissero ridistribuite le proprietà e gli appezzamenti di terreno e che tutti gli schiavi fossero liberati... insomma un anno di grazia, riposo e di totale libertà dalle fatiche e dagli impegni della vita, riassettando tutto, dedicandosi totalmente a rinnovarsi, instaurare, recuperare o avviare nuovi e sinceri legami con tutti i clan famigliari ed i membri delle tribù di Israele.
Il primo Giubileo Cristiano fu istituito dal pontefice Bonifacio VIII del 1300, rifacendosi a questa antica tradizione ebraica presente in un libro della Bibbia Cristiana, chiamato “Il Levitico”.
Questo libro presente nella bibbia corrisponde al terzo libro dei rotoli della Torah (il sacro libro ebraico), che contiene gli scritti appuntati in prima persona da Mosè, durante la permanenza nel deserto del Sinai, prima di giungere nella Terra Promessa (all’incirca nel 1200 a.C.). PS: si chiama “Levitico”, perché Mosè in questi suoi racconti diretti scritti di suo pugno, istituì i sacerdoti (che avrebbero avuto il compito di conservare e trasmettere le tavole della “legge dei dieci comandamenti”) provenienti dalla tribù della famiglia di Levi. Questa tribù è quella del famoso Aronne e dei suoi figli. Aronne è considerato il primo sommo sacerdote dell’ebraismo, era il “portavoce di Mosè”, per il semplice fatto che Mosè era balbuziente, lo si racconta anche nel Libro dell’Esodo. Fu infatti Aronne a parlare in nome di Mosè al Faraone, anche perché fra tutti, aveva uno spirito intraprendente, si esponeva, era eloquente e sapeva esprimere persuasivi discorsi, insomma fra tutte le tribù degli ebrei (delle quali non dobbiamo dimenticare che al tempo, si trattava di un piccolo popolo di umili pastori senza territorio), Aronne era l’unico che osava, che era in grado di rapportarsi con chiunque senza farsi intimorire e possedeva abili proprietà di linguaggio ….  Stavamo dicendo? A già, Papa Bonifacio VIII… istituì il primo Giubileo, visto come un Anno di Grazia (…liberando prigionieri, azzerando tutti i debiti verso i creditori, avviando opere di bonifica, restauro e/o edificazione di nuovi borghi e chiese, istituendo molte occasioni e ricorrenze di lieto incontro e di festa, ecc …) per rinnovare e migliorare la qualità della vita delle comunità dei credenti, in nome della fratellanza e della riconciliazione cristiana ed acclamare ed attestare appunto “con Giubilo”, la grande gioia per essere stati “riscattati/liberati” non solo spiritualmente, ma anche concretamente.

Inizialmente il Giubileo aveva una cadenza di 100 anni, successivamente abbassata a 50 nel 1343 da Clemente VI e a 33 da Urbano VI nel 1389, in memoria dei 33 anni di vita di Gesù Cristo. Papa Nicolò V nel 1499 riportò la cadenza a 50 e infine Paolo II nel 1470 stabilì la cadenza del Giubileo Ordinario ogni 25 anni (per permettere ad ogni generazione di vivere almeno un Anno Santo). 

Oltre al Giubileo Ordinario, gli ultimi pontefici hanno istituito anche i “Giubilei straordinari”, indetti in particolari ed urgenti situazioni epocali che premono al Pontefice in carica. Ad esempio, prima di questo Giubileo della Speranza 2025 (che dobbiamo ricordarci che non è Straordinario, ma è Ordinario) il precedente giubileo straordinario è stato il Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco nel 2016. Mentre i Giubilei ordinari (con cadenza ogni 25 anni), più vicini a noi sono stati: 1900 con Papa Leone XIII (Luigi Pecci); 1925 con Papa Pio XI (Achille Ratti); 1950 con Papa Pio XII (Eugenio Pacelli); 1975 con Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini); 2000 con Papa Giovanni Paolo II (Karol Jòzef Wojtyla); 2025 con Papa Francesco I (Jorge Mario Bergoglio) e proseguito da Papa Leone XIV (Robert Francis Prevost).

Proprio come commentato da Giovanni Copioli (presidente della Federazione Motociclistica Italiana):“ …i partecipanti hanno vissuto una giornata storica… l’importanza del Giubileo dei Motociclisti, non è da ritenersi solo un incontro tra appassionati, ma un’opportunità per unire la passione per le moto con un momento di riflessione e di seria spiritualità, grazie alla presenza e all’orientamento del Santo Padre…”. Inoltre, fra le presenze significative di questa manifestazione, è stato garante il mitico Monsignor Mencuccini (in parte questo evento è stato promosso grazie a lui).  Monsignor Giulio Mencuccini è l’unico vescovo-biker al mondo, diventato ormai simbolo di fede e passione per le due ruote. Sugli specchietti della sua moto fanno bella vista le due bandierine della Santa Sede, mentre sotto l’abito talare spuntano gli stivali tecnici motociclistici, coperti dal copriscarpa rigorosamente a forma di croce. Potrebbe apparire una classica pagliacciata “da prete progressista moderno”, dimostrandosi in tal modo superficiale, in quanto anziché dedicarsi al suo ministero vocazionale, perdere tempo con la passione idolatra delle motociclette. Ma chi conosce bene l’impegno pastorale di Monsignor Mencuccini sa bene che non è così! Lui, vescovo passionista, originario della città abruzzese di Fossacesia in provincia di Chieti, ha da sempre utilizzato le due ruote nel suo impegno di evangelizzazione. In Indonesia, dove è stato missionario per quasi cinquant’anni, la moto era l’unico mezzo col quale era possibile raggiungere i villaggi del Borneo. Da qualche anno risiede al santuario teramano di San Gabriele, dove organizza raduni di motociclisti in solidarietà con le missioni passioniste nel mondo.

Tra i religiosi ecclesiastici Monsignor Mencuccini non è l’unico appassionato delle due ruote!!! Chi non conosce padre Tadeusz Rozmus (conosciuto nell’ambito moto semplicemente come “Don Taddeo”) che quando arriva con la sua Kawasaki Vulcan 1700cc, non passa di certo inosservato? Lui Ingegnere meccanico, motociclista, religioso salesiano di don Bosco è il parroco di Castel Gandolfo (molto vicino al carisma di Papa Francesco I e adesso di Papa Leone XIV). Sempre in testa a gruppi di motociclisti lo si vede promotore di originali MotoTour laziali e due volte all’anno anche del “Pellegrinaggio Biker” da Castel Gandolfo-Cracovia. In piazza San Pietro il 4 ottobre c’è stata anche la presenza dell’harleysta (possessore di una Harley-Davidson Low Rider, di una Triumph Rocket 3 avente la cilindrata di 2500cc e di una Harley-Davidson Trike con due ruote posteriori) Don Filippo Cappelli (conosciuto con l’appellativo: “Don Biker”). Classe 1976, parroco di Budrio, Badia e Crocetta di Longiano in provincia di Forlì-Cesena, fondatore del motoclub parrocchiale “Duc in altum” (espressione latina che significa “prendi il largo”… queste parole furono pronunciate da Gesù nel Vangelo di Luca, capitolo 5 versetto 4, quando chiese a Simon Pietro di gettare di nuovo le reti dopo una notte di pesca infruttuosa) è collaboratore dell’Ufficio della pastorale del tempo libero, turismo e sport e della (CEI) Conferenza Episcopale Italiana della “Pastorale di Strada”. Nel suo percorso vocazionale e formativo ha concretizzato ben cinque lauree e attualmente ha appena pubblicato un libro di cultura motociclistica dal titolo: “La Felicità del Bikers. Spiritualità e Psicologia sulle due ruote” (la primissima copia del libro l’ha omaggiata a papa Leone XIV in occasione del Giubileo dei Motociclisti). Dalle sue testuali parole (apparse in diverse interviste) afferma: “chi si mette in moto, ha una forte voglia di ricerca di libertà … Viaggiare in moto significa fare attenzione agli ostacoli, alla strada, significa restare in equilibrio, significa anche scomodità, tutte difficoltà da affrontare con lo stesso stile di chi si mette in cammino e alla sequela. Lo spirito che accomuna il mondo dei bikers è l’incontro, l’aiuto reciproco, la fratellanza. La strada è vissuta da tutti, sia per diletto che per bisogno o necessità... Tra i motociclisti che frequento non ci sono solo cristiani, ma anche non cristiani e atei. Con il motoclub coinvolgiamo tutti e così riesco a vivere la grande ricchezza  dell' umanità  nel vedere, conoscere, incontrare e comprendere persone che normalmente vivono al di fuori della comunità ecclesiale”.

A questo Giubileo degli aspiranti ed improvvisati pellegrini cremonesi motorizzati, ovvero Fabio, Gaia, Stefano, Maria, Giuseppe (appartenenti al gruppo Rider Enfielder Cremona) in gemellaggio con Marco e Evelin (rappresentanti il MotoClubCrema), appena aperte le iscrizioni dell’FMI, dopo essersi iscritti e registrati ufficialmente alla federmoto entro il 31 luglio 2025 (avendo il permesso di poter introdursi ai parcheggi vaticani ed avere i ticket d’accesso all’udienza presso la Santa Sede), hanno atteso i primi giorni di Ottobre per partire all’incontro papale previsto sabato 4 Ottobre 2025.

Giubileo dei Motociclisti 2

Qualche giorno prima, accogliendo lo spirito di questo evento, si sono messi in sella alle proprie motociclette alle 9.00 di mattina, dandosi appuntamento prima del Ponte del Po di Cremona e raggiungere “la città eterna”, seguendo alcuni tratti dell’itinerario dell’antica Via Francigena, con l’intento di godersi il viaggio e arrivare a Roma serenamente in serata. 
La Francigena è il percorso lungo i centri urbani europei più popolati e conosciuti. Durante il periodo medioevale permetteva di congiungere Roma a Canterbury in Inghilterra, Roma a Santiago de Compostela e Roma a Gerusalemme. Questo itinerario è chiamato così perché inizialmente era la strada che proveniva dalla Francia, quando appunto i Longobardi lasciarono il posto al dominio dei Franchi. Ed anche perché il primo tratto documentato della Via Francigena a 1854 mt di quota valica il Passo del Monginevro, cioè il passaggio più diretto e noto, esistente già in epoca romana, per arrivare in Italia dal sud della Francia, giungendo addirittura sin dalla Spagna e partendo dalla fine del mondo conosciuto posto sulle sponde dell’Oceano Atlantico a Santiago di Compostela (luogo nel quale sorge la Cattedrale di San Giacomo apostolo). Diversamente, il tratto che dall’Italia attraversa il Passo di San Bernardo e che conduce verso il Regno Unito d’Inghilterra, è conosciuto anche con il nome di “Itinerario di Sigerico”. Ma chi era Sigerico? Nel 990 d.C. dopo esser stato ordinato arcivescovo di Canterbury da Papa Giovanni XV, l’abate Sigerico, tornò a casa da Roma, attraversando appunto la Via Francigena, annotando sul suo diario personale tutte le tappe del suo viaggio (in realtà a dirla tutta la Via Francigena non è altro che un’antica via romana chiamata Romea, anche per questo che i pellegrini che la percorrevano nel medioevo e la percorrono tutt’ora sono chiamati: romei). In aggiunta, è bene annotare, come postilla di queste informazioni storico/culturali, che esiste una variante dell’itinerario che da Piacenza, anziché proseguire per Fidenza, è conosciuta come Via degli Abbati. Si tratta di una deviazione di 190 km che da Bobbio porta a Pontremoli evitando il Passo della Cisa. Nel percorso della Via degli Abbati, una tappa molto importante per i pellegrini era l’Abbazia di Bobbio, soprattutto per quelli provenienti dalle isole britanniche, i quali passavano per venerare le spoglie del patrono dell’abbazia. Si tratta di San Colombano, che oltre ad essere il patrono dei motociclisti, è stato un grande abate irlandese e fondatore con San Benedetto del monachesimo europeo.

Giubileo dei Motociclisti 3

Teologicamente, ma anche Antropologicamente, il viaggio a livello devozionale, cioè “il pellegrinaggio”, è stato da sempre anche occasione di redenzione. Sì! Proprio così! Si può intraprendere un percorso e mettersi letteralmente e/o metaforicamente “in cammino”, come avveniva nel medioevo luogo la Via Francigena sino alla Terra Santa, un percorso anticipatore del turismo religioso di massa attualmente indirizzato presso i Santuari Mariani o alle Abazie Cistercensi, Benedettine, Francescane, ecc. 

Il “pellegrinaggio”, come pensato e vissuto nel periodo medioevale, era un gesto estremo e faticoso! Si partiva intraprendendo un viaggio, non sapendo se si sarebbe giunti alla meta! Non durava un fine settimana, ma degli anni! Intemperie, fame, condizioni climatiche sfavorevoli, animali feroci, attentati da predoni senza scrupoli, imprevisti d’ogni sorta, malattie incontrate durante il percorso… Non solo rischiavano di far obbligatoriamente deviare o smarrire il sentiero, ma anche di far smarrire la speranza e le buone intenzioni! Il pellegrinaggio era praticamente la metafora delle fatiche della vita. Chiunque intraprendesse questi itinerari (soprattutto verso la Terra Santa o verso Santiago de Compostela) decideva di avviarsi in quei lunghi cammini perché aveva già vissuto una situazione personale fallimentare, di crisi od estremamente dolorosa/disperata. 
Perciò “il pellegrino” non aveva nulla da perdere e pertanto tentava “il tutto e per tutto” affidandosi alla volontà del “Destino Divino”, offrendo quella sua disagevole fatica per espiare una colpa, per “ex voto” di richiesta di una qualche grazia umanamente insperata e sentirsi in caso di riuscita “redento” o riscattato da una condizione disagevole che lo faceva intimamente e profondamente soffrire. Durante la strada, il pellegrino poteva contare sull’accoglienza dei monasteri, degli ospizi per i malati e anche degli avamposti templari, che avrebbero potuto soccorrerlo in caso di pericolo. Questa pratica, anche se può apparire “da pazzi”, era un’usanza molto comune, alimentata da una morale perduta, improntata sul “dare senso alla fatica”. Sono moltissime le testimonianze di pellegrini che, sperimentandosi in quella estrema esperienza di vita, di viaggio o di morte, la terminavano sfiniti, ma quasi trasfigurati, vedendo e percependo il restante tempo della propria esistenza con occhi e sentimenti diversi e nuovi. La cosiddetta “geografia della devozione”, indirizzata alle visite presso Lourdes, Fatima, Medjugorie, come pure La Mecca oppure presso i monoliti energetici New Age, sono pietre miliari del viaggio religioso dove si fondono misticismo, svago e penitenza.  Antropologicamente la concezione del viaggio visto come “penitenza”, spezza i legami tra il peccatore e il luogo, “l’uomo vecchio e l’uomo nuovo” e con le conseguenti occasioni di peccato/limite/fragilità personale.  È per questo che il viaggio, come l’esilio, era visto nello stesso tempo come una punizione-castigo, ma anche una cura-purificazione. Quindi si può viaggiare per trovare il senso della vita, come teorizzavano i filosofi greci, e in particolare, come affermava ricorrentemente il filosofo Strabone “… gli eroi più temerari e coloro divenuti saggi, furono quelli che visitarono molti luoghi e vagarono per il mondo divenendo eccelsi poeti per il semplice fatto di aver ammirato le città incontrate e conosciuto le menti degli uomini…”.  In ambito letterario, è lo stesso concetto che viene sottolineato da molti scrittori, come per esempio nei viaggi epici di Ulisse e in Dante (nella terzina del cantico ventitreesimo dell’Inferno) che viaggiò per seguire: “Virtude e Conoscenza”.

In parte e scherzosamente, i nostri temerari pellegrini cremonesi hanno deciso di raggiungere Roma, inconsapevolmente con queste premesse, un itinerario non “dietro l’angolo” e non proprio con il mezzo di trasporto più comodo, ma appunto: in motocicletta. 

L’articolo 3 del Codice della Strada, al comma 53/bis, considera i conducenti dei motocicli “utenti vulnerabili della strada”. Quindi per sua natura la moto (un mezzo di trasporto instabile e privo di protezione esterna) è da pilotare con estrema abilità, consapevolezza, sicurezza e prudenza onde evitare i pericoli derivanti dalla circolazione sulle strade.

Detto ciò, con epico e coraggioso spirito “da pellegrini medioevali”, Fabio, Gaia, Stefano, Maria, Giuseppe, Marco ed Evelin, hanno a messo a dura prova le proprie natiche, soprattutto durante i giorni di inizio autunno, durante i quali le temperature iniziano ad abbassarsi drasticamente e neanche farlo apposta il meteo di quei giorni non è stato proprio favorevole.  Le previsioni meteo di quel primo fine settimana di ottobre annunciavano tempo instabile su tutti i territori dell’intero stivale a causa di una perturbazione “glaciale” di origine russa, proveniente dal Nord Europa. La quale ha provocato un cambiamento profondo del clima, con un’ondata di correnti fredde settentrionali con temperature molto fredde quasi invernali di 7°, piogge e temporali diffusi e precipitazioni intense. 

Ripercorrendo sinteticamente l’itinerario, dopo aver percorso i tratti suggestivi sulle strade comunali secondarie della via Francigena, sino a Fidenza, Medesano, Fornovo di Taro, Solignano (dove qui si sono concessi una rigenerante colazione), hanno proseguito per Borgotaro, Pontremoli, Aulla, sino ad arrivare sulla via Aurelia all’inizio della Versilia (incappando in un quasi incidente a causa della ruota di un camion, che scollandosi dal battistrada dello pneumatico, l’hanno schivata con una abilità degna di uno “Stuntman di Cinecitta”). A Marina di Carrara si sono concessi un pranzetto con uno spaghettino allo scoglio in riva al mare accanto al porto. L’intento era quello di una veloce pausa pranzo di massimo tre quarti d’ora, ma fra una chiacchiera e l’altra (sulla Lunigiana, sulle Cave dei Marmi di Carrara, sulle Alpi Apuane, sull’Antro del Corchia e sulla Garfagnana) sono ripartiti in sella verso le 16.00. A questo punto hanno puntando verso Firenze attraversando i suggestivi monti dell’entroterra della Serravalle Pistoiese e della Val d’Arno, arrivando al raccordo anulare di Roma (al buio) verso le ore 20.30 (imbattendosi anche in una lunga coda, causata da un incidente ed un incendio stradale… con relativo rallentamento e “sgusciamento” nel traffico… durante il quale si sono persi e ritrovati in una piazzuola ad un’oretta e mezza da Roma). Giunti all’Hotel Casale dei Massimi in via della Pisana (Roma), distante dalla Basilica di San Pietro circa 8 km (non considerando il traffico tra le vie e sui colli di romani potrebbe sembrare vicino, ma il concetto delle distanze nella Capitale è decisamente da valutare differentemente rispetto la viabilità padana dalla quale provengono). Dopo una doccia rigenerante il gruppo dei bikers pellegrini (che si sono ricongiunti a Marco e Evelin del MotoClubCrema che per questioni di tempo e lavoro hanno fatto in moto “la sparata” nel pomeriggio facendosi trovare in Hotel) si sono concessi, per concludere la giornata “in bellezza”, una cenetta all’insegna della tradizione romana con spaghetti cacio e pepe e bucatini all’amatriciana presso la “Taverna del Bracho”.

Giubileo dei Motociclisti 5

La mattina seguente la sveglia è squillata alle 5.00, poiché per giungere in centro, parcheggiare nelle postazioni in Vaticano ed evitare la ressa dei 4000 motociclisti, nonché presentarsi ai controlli di accesso dello Stato Pontificio è stata la scelta più ragionevole. Di fatto possono vantarsi d’esser giunti tra i primi. Il primo stupore nella maestosa Piazza San Pietro è stato dettato dal fatto che nella sezione adibita ai Bikers erano presenti le sedie per poter seguire comodamente l’udienza. 
Presi i posti alle prime luci dell’alba, praticamente in prima fila a pochi metri dal Papa, e dopo le foto di rito con la piazza ancora deserta e con le Guardie Svizzere e dopo aver scambiato qualche chiacchiera con i Gendarmi Vaticani, non è mancata l’opportunità di appendere in bella vista gli stendardi (successivamente benedetti da Leone XIV) del gruppo Riders Enfield Cremona e del MotoClubCrema. Stefano scavalcando le transenne per immortalare in una foto gli stendardi dei rispettivi MotoClub cremonesi/cremaschi, ha rischiato (e non è un eufemismo) l’arresto della Security Vaticana, ma per fortuna non ci sono state complicazioni e quel che più importa è riuscito orgogliosamente a riprendere lo scatto tanto ambito. Inutile raccontare l’udienza con il Papa, perché trattasi di una di quelle esperienze che solo vivendole in prima persona, innescano un intreccio di sentimenti emozionanti, toccanti, illuminanti e particolarmente edificanti.

Giubileo dei motociclisti 4

Alle 14.30 terminato il tutto i sette devoti centauri pellegrini hanno abbandonato la città di Roma, appena in tempo prima di vari altri sbarramenti e blocchi stradali dovuti alla manifestazione ed ai numerosi cortei organizzati dalle associazioni propalestinesi per Gaza.

Salutato Giuseppe, che si è diretto autonomamente a Firenze per salutare la figlia, i restanti sei elementi del gruppo si sono diretti in Umbria. Dopo un viaggio verso Orte proseguendo per Orvieto e dopo aver percorso “con sentimento” (cioè sperimentando un tracciato non previsto) la caratteristica e suggestiva strada curvilinea ss448 sulle evocative sponde del Lago di Corbara che definisce il bacino idrografico e idroelettrico del Parco Fluviale del Tevere, sono giunti precisamente a Foligno verso le 18.30. Luogo nel quale per spezzare il viaggio hanno soggiornato in centro all’Hotel Pierantoni (un antico palazzo del ‘600 ed ex monastero agostiniano sino al 1981). Scoprendo a loro insaputa (nel senso che viaggiando, c’è sempre da imparare e scoprire qualcosa) che anticamente la città di Foligno veniva considerata esattamente il Centro del Mondo conosciuto, o meglio dire come si pronuncia in Umbria “Lu centru de lu munnu”, poiché situata esattamente nel cuore del territorio italiano, ma addirittura dell’Europa e del Mediterraneo. Questa considerazione è dovuta al fatto che la Città di Foligno ha svolto per anni una funzione di cerniera tra il nord e il sud dell’Italia, tra il Mar Tirreno e il Mare Adriatico, qualificandosi come crocevia, polo commerciale ed importante nodo stradale, nel senso che di qua bisognava per forza passarci. Attraverso i secoli ha visto transitare innumerevoli viaggiatori e pellegrini, verso Roma, Firenze o Loreto. La sua posizione geografica, nel cuore della Valle Umbra, circondata da una corona di monti e colline, ha alimentato l’immagine della sua centralità, come un’isola in un mare o il calice di una rosa i cui petali sono costituiti dalle città limitrofe, addossate alle colline (è anche per questo che viene chiamata: “La Rosa dell’Umbria”). La sua forma ovale, circondata dalle mura, l’ha fatta paragonare ad un ombelico: come il Tempio di Apollo a Delfi, come Roma, o come Gerusalemme, centri del mondo antico e poi della cristianità.

Il mattino seguente, fatta colazione di buon’ora e sfidando l’incognita del tempo nuvoloso che preannunciava burrascose tempeste, non si è deciso di percorrere la strada statale più ovvia, consuetudinaria e diretta, ma sfidando il meteo e rimanendo a tema “di pellegrinaggio” ed essendo le giornate dedicate al “Patrono d’ Italia” cioè San Francesco (in quanto il 4 ottobre ogni anno avviene la sua ricorrenza), l’itinerario successivo è stato quello di percorrere le strade secondarie immersi tra i Colli Umbri, sino a Nocera Umbra, Gualdo Tadino e tramite la suggestiva ss444 attraversare il passo di MonteMezzo nonché raggiungere Assisi dall’alto del Monte Subasio e ripercorrere i caratteristici luoghi francescani.

Giubileo dei Motociclisti 6

Ad Assisi, terminato il pranzo a base di “Strangozzi umbri” e dopo una devozionale visita di affidamento e di benedizione presso la tomba della Basilica di San Francesco, ci siamo diretti verso il nord. Affiancato il Lago Trasimeno (è sempre uno stupore attraversare e percorrere le sponde dei laghi del centro Italia, non soggetti alla speculazione edilizia come i nostri laghi del Nord, trafficati ed eccessivamente urbanizzati), giunti a Perugia e dopo aver attraversato Firenze, passati sui valichi autostradali di Barberino, Mugello, Sasso Marconi, siamo scesi a Bologna per poi proseguire in pianura dopo Modena, Reggio Emilia e Parma, terminando il pellegrinaggio alle 21.30 la domenica 5 ottobre.

Tutto sommato sentendoci in parte “ironicamente miracolati” dal fatto che nonostante i nuvoloni, le gelide temperature ed i forti venti di bufera con i quali abbiamo dovuto fare i conti, non abbiamo mai incontrato pioggia, la quale durante tutti i chilometri macinati è sempre stata in agguato.  

Giubileo dei Motociclisti 7 

In qualsiasi caso, quando ci si cimenta in un’avventura di viaggio, ci si attiva mossi dalla voglia di scoprire/scoprirsi e “divenire”, ritornando un poco diversi di quando e come si è partiti, dimostrando intraprendenza e determinazione nell’aver concretizzato un’epica impresa. Se si parte e ci si smarrisce si è considerati solo dei dispersi. Si parte quindi sempre per ritornare da dove si è partiti (proprio come Ulisse che nell’opera greca dell’Odissea, dopo tanto vagare ritorna ad Itaca la sua patria). Coraggiosamente, infatti, ci si arrischia in un viaggio per poterlo raccontare, proprio come al ritorno i nostri bikers-pellegrini hanno condiviso all’ Exclusive Store Royal Enfield “la Bottega delle moto speciali” con gli amici Enfielders Cremonesi e come leggendariamente raccontato agli amici del MotoClubCrema. Poiché se siamo onesti ad ammetterlo, nessun viaggio acquista valore se non c’è ad attenderci a casa qualcuno a cui raccontare le proprie gesta. In conclusione, riflettendo sulle abitudini di trasporto di questa società postmoderna “mordi e fuggi”, nella quale ci si preoccupa più di “arrivare” piuttosto “che viaggiare godendosi il viaggio”, sarebbe bene riprendere l’abitudine di osare un viaggio e/o un pellegrinaggio mossi sempre e comunque da un ideale, proprio come i 1392 km percorsi in moto nell’arco di un lungo fine settimana da: Fabio, Gaia, Stefano, Maria, Giuseppe, Marco e Evelin, in un tempo di viaggio circoscritto a circa 72 ore.

Testo e foto di FABIO BIANCHI

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