ROYAL ENFIELD BULLET & GUERRILLA
Categoria: Biker World

Nelle giornate autunnali /invernali diventa un piacere permettersi una semplice uscita in moto di mezza giornata per il gusto di guidare la nostra amata due ruote a motore.


Ecco che l’itinerario cremonese più ovvio, ma altrettanto accattivante e suggestivo è sempre e comunque quello di puntare verso il grande fiume Po ed immergersi nella sua golena. 

Parco del Morbasco 1

Proprio come hanno deciso, il sottoscritto, Fabio Bianchi (scrittore di contaminazioni umanistiche e cultura motociclistica) e Luca Bonali (TikToker conosciuto sul web con l’alias: “Quello con la Enfield”… nonché sindacalista di professione).
I due, supportati dall’amico Stefano Miglioli (titolare dell’azienda SoftWorld di Cremona, in qualità di videomaker ed esperto informatico multimediale) del gruppo Rider Enfielders Cremona (e non per dire: possessore di una R.E. Classic 650cc, nonché Presidente Incoming del Rotary Monteverdi di Cremona), bazzicando lungo la golena nei dintorni del Parco del Morbasco, hanno condiviso la percettibilità ed il pathos che emanano le loro due motociclette: la Bullet 350cc e la Guerrilla 450cc! Un confronto a dir poco ardito tra tradizione ed innovazione, con due motociclette agli antipodi, apparentemente emblematiche da paragonare, ma indiscutibilmente iconiche e garanti dell’essenza del successo e dell’attrattiva scaturita dal marchio Royal Enfield.

L’India antropologicamente parlando è definita “un Nuovo Stato di una Vecchia Nazione”. Infatti, conserva nel temperamento e nell’ ideale collettivo di vita degli abitanti, elementi contradditori tra antichità e modernità, tra le profonde tradizioni radicate nel passato e l’innovativo presente proiettato in uno speranzoso futuro d’avanguardia. Due opposti che convivono contro ogni logica razionale (occidentale) armonicamente ed in equilibrio fra loro celebrando il flusso mutevole che alterna la pacatezza e la frenesia tipiche dell’indole indiana, generando allo stesso tempo la complessità dell’energia cosmica universale del cambiamento continuo. In India tutto è ciclico, nulla svanisce ma si trasforma ed è per questo che potrebbe apparire una società caotica e destabilizzante, perché la tecnologia e la modernità si fagocitano entrambe tra tradizione e conservatorismo. Dopo aver fornito questa “pennellata” di comprensione filosofica/culturale sul fenomeno indiano, si avrà modo di comprendere meglio l’azzardo nell’affiancare la Bullet 350cc con la Guerrilla 450cc, due esatti opposti di un grande marchio motociclistico, che si compenetrano e valorizzano a vicenda poiché due identità in costante equilibrio fra passato, presente e futuro.

Parco del Morbasco 2

Detto ciò, giusto per divagare, far comprendere ai potenziali lettori il territorio scelto per questa inusuale comparativa tra la Bullet e la Guerrilla (cioè il Parco del Morbasco) è doveroso spendere due parole sul corso del fiume Morbasco di Cremona. Il Morbasco non è un semplice “fosso”, ma non si può neppure considerare un fiume. Si potrebbe dire che è un fiumiciattolo di ben 40km circa, che nasce da una sorgente di acqua dolce di origine naturale sotterranea (chiamata anche “Fontanile”) tra la campagna cremasca-cremonese a Romanengo e delineandosi verso Soncino e Soresina. Diramandosi attraverso diversi canali di irrigazione agricola, quando arriva al paese di Paderno Ponchielli incomincia il suo corso più evidente.  Poi passando nei territori della campagna dei paesi Costa Sant’Abramo, Casanova del Morbasco e Cavatigozzi giunge alla città di Cremona.

Morbasco

Un tempo lungo il suo corso sorgevano mulini (grazie ai quali si poteva macinare la farina e produrre il pane, indispensabili per l’economia agricola e per l’alimentazione), oggi “l’operoso” Morbasco per anni dimenticato è tornato in auge tramite il rinnovamento del suo parco naturale che si estende prevalentemente nella zona golenale del fiume Po. In città è visibile e passa indisturbato, molti non si accorgono della sua presenza o addirittura sono all’oscuro del suo corso, che si sviluppa attraverso oasi naturali e rigogliosi parchi verdeggianti. In alcuni quartieri a causa delle edificazioni costruite nel tempo, è stato interrato ma è possibile scorgerne e gustarne il corso quando riappare visibile. Lo si può notare da via Ghinaglia e Via Milano, appena prima delle sbarre dei binari del treno. Poi costeggia tutta via Massarotti (dietro i palazzi) e riappare sul ponte urbano all’inizio di Viale Po, dove emergono le ristrutturazioni dell’ex filanda, ora sede del cinema estivo all’aperto “Arena Giardino” ed il complesso della Coop. 
Dopodiché, oltrepassando Via del Sale, costeggia Via Giordano (dietro i palazzi nell’area verde della campagna pre-golenare) e prosegue il suo corso immerso nella natura, piegando sensibilmente in direzione sud-est procedendo parallelamente al fiume Po, con andamento pressoché rettilineo. Quando arriva alla località Bosco ex Parmigiano, immischiandosi con un altro canale idrico cremonese che attraversa la città (in parte tombinato) chiamato “Cavocerca”. Definizione che trae origine dal suo percorso difficile da identificare poiché talvolta è visibile e talvolta è sotterrato. Cavo = buco… infatti “le cavità” del suo tragitto sono da “cercare”. Attendendo a breve la concretizzazione del progetto finanziato da regione Lombardia, di riqualificazione urbana di rinaturalizzazione della città di Cremona, che prevede la riapertura parziale (in zona Stadio Zini, precisamente in via dell’Annona, tra via del Macello e via Lucchini in direzione via Persico) di alcuni tratti del canale Cavocerca, che termina la sua corsa immergendosi nel fiume Po.
Il corso del Morbasco si unisce tuffandosi nel Po esattamente in uno dei punti più suggestivi del fiume, esattamente all’attracco fluviale (che d’estate propone le pittoresche crociere domenicali verso il piacentino e/o il parmense) e nel punto dove nel 2021 è stata istallata la panchina gigante, larga 4 metri e alta due metri, verniciata con i caratteristici colori della città ovvero il grigio ed il rosso. Curiosità: in Lombardia, tutte le panchine giganti si trovano nelle province di Bergamo e Brescia. Questa è la panchina gigante n. 126 al mondo, nonché la prima panchina gigante istallata sul fiume Po.

Martin Pescatore 2

Fra le curiosità dell’itinerario intrapreso in questa sperimentazione fra Bullet & Guerrilla, tra “i budri” presenti nel Parco del Morbasco è comune avvistare/ammirare (in particolare d’inverno), i caratteristici nidi di un uccello tipico della fauna golenale cremonese, chiamato Martin Pescatore (detto anche Alcione). Verrebbe da domandarsi ma cosa sono i budri? Si tratta innanzitutto di un termine dialettale, col quale si va a identificare il “bodrio”, vale a dire un piccolo specchio d’acqua stagnante e paludoso, formatosi in seguito ad una piena del Po. Nella golena cremonese (chiamata altresì “la bassa”) le inondazioni del fiume sono frequenti e fanno storia. In occasione delle sue esondazioni, il Po è solito creare voragini, più o meno grandi, all’interno appunto della golena lasciando, quando si ritira, dei “laghetti” circondati da rigogliosi e vigorosi alberi che circoscrivono un’oasi naturalistica suggestiva (i budri appunto), che rimangono alimentati, nel tempo, grazie alle falde acquifere sotterranee. E questo uccello delle dimensioni di un passerotto perché è così distintivo? Il suo inusuale nido non è costruito sugli alberi o sui cespugli come molti altri uccelli, ma direttamente in tunnel scavati nella terra tra le rive scoscese e indisturbate dei budri. Inoltre, mostra una colorazione molto caratteristica: le parti dorsali sono di colore azzurro con iridescenze verdi o azzurre su testa, ali e coda (dove le penne sono bordate di blu scuro metallico, dando un aspetto a mosaico al piumaggio), mentre il petto e il ventre sono di color bruno-arancio o ruggine. Dello stesso colore sono anche una striscia di penne fra la base del becco e gli occhi e la macchia guanciale, mentre la gola e una mezzaluna di penne sulla nuca sono bianche. Le zampe, piuttosto piccole, sono di un rosso intenso con unghie ricurve e nere. 

Martin pescatore 1

Fra le altrettante singolarità, è doveroso rivelare che è pure conosciuto, diffuso e nidifica precisamente nel Tamil Nadu, ovvero uno dei 29 Stati confederati dell’India, il cui capoluogo è la città di Chennai (ex Madras), la quarta città più grande dell’India, dov’è presente la fabbrica del marchio Royal Enfield … insomma, neanche farlo apposta, anche il Martin Pescatore è a tema con la compartiva di oggi.

Parco del Morbasco 3

Ora identificato il contesto territoriale, eccoci rivelare alcune intreccianti considerazioni inerenti alle due citate motociclette Royal Enfield.

PARTENDO DALLA TRADIZIONE.
La Bullet è l’iconica motocicletta del marchio, la più ambita e l’emblema dell’azienda stessa e viene prodotta ininterrottamente dal lontano 1932, ovvero quando è stata mostrata per la prima volta all’Earls Court motorcycle Show di Londra, disponibile nelle cilindrate 250, 350 e 500 cc con motori inclinati in avanti, cambio a pedaliera e pistoni ad elevata compressione. 
Rimasta invariata per più di un decennio, nel 1948 il prototipo della nuova Bullet con motore da 350 cc e sospensione posteriore a braccio oscillante viene mostrato in occasione del Colmore Cup Trial. Ma è doveroso anche specificare che due Bullet si mostrano vincenti alla International Six Days Trial del ‘48 (svolto in Italia), ottenendo due ori. Con questo modello, John Victor Brittain, meglio conosciuto come Johnny Brittain è divenuto il pilota più famoso del marchio. In sella alla sua famosa Bullet 350 Trial HNP 331, consolida la storia e la fama del modello vincendo molte gare: con 13 medaglie d’oro all’ISDT (International Six Day Trials), 2 volte campione al British Experts Trial, al Tough Scott Trial e al Scottish Six Days Trial. Ma non solo! Partecipa e si distingue sempre in altre 50 competizioni, che per motivi di spazio risulterebbe esoso elencare, ma che è doveroso sottolineare per render noto che la Bullet si è sempre distinta e non è mai passata inosservata. Percorrendo l’excursus storico della Bullet, nel 1955 il governo indiano ne ordinò ben 800 esemplari e decise di adottarla per le Forze di Polizia di Frontiera. Visto il successo, nel 1956 la Royal Enfield si associò con l’indiana Madras Motors per dare vita alla Enfield India che iniziò ad assemblare la Bullet 350 su licenza della casa inglese. Nel 1957 la linea di produzione di questo modello viene definitivamente trasferita in India e, a partire dal 1962 le Bullet si costruiscono interamente a Chennai (ex Madras). Nel 1977, la Bullet 350cc di fabbricazione indiana inizia ad essere importata in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa. Nel 1994 Enfield India viene acquistata dal gruppo Eicher e rinominata Royal Enfield. Grazie a un grande investimento, il gruppo Eicher apre nel 2000 una nuova fabbrica con il rilancio delle Bullet nelle motorizzazioni 350 e 500 cc. Nel 1997, riappare in auge nelle competizioni motoristiche, durante la prima edizione Himalayan Odyssis, nel corso della quale 40 piloti, in sella alle Bullet, raggiungono il Khardung-La, il più alto passo di montagna del mondo, nella regione di Ladakh PS: impresa intrapresa anche dal giovanissimo Matteo Radice (alias Freemotoride), nel 2012 in sella ad una Bullet 500 a carburatori noleggiata a Delhi. Con l’avvento del terzio millennio, nel 2008 inizia la produzione del motore UCE (EFI in Europa) avente una cilindrata da 500cc. Per la prima volta viene impiegata l’iniezione elettronica e questo consente alla Royal Enfield di esportare i propri modelli in tutto il mondo grazie al rispetto dello standard Euro3. Più recentemente, nel 2020, la Bullet 500 UCE esce di produzione ma vengono introdotte le versioni BS-VI e la Classic 500 Tribute Black che viene commercializzata in tutta Europa in un’edizione limitata composta in 1000 unità andando rapidamente a ruba. Nell’ottobre 2023 la Bullet giunge in Europa con la stessa grinta di sempre, ma con il nuovissimo motore da 349cc. Motore che condivide con la similare Classic 350cc. La Classic e la Bullet potrebbero apparire la stessa moto, ma vi sono delle differenze sostanziali: prima di tutto la sella. La Classic 350cc è stata proposta nel 2022 e monta il doppio sellino vintage, mentre la Bullet (non più con il motore 500cc, ma con il 350cc) nel 2023 è proposta con un caratteristico sellone unico e ben imbottito. Inoltre, si può notare il distinto parafango posteriore: quello della Bullet è più squadrato. Anche i manubri sono differenti, sembrerebbero identici ma in realtà hanno un differente codice, che conferisce alla Bullet, rispetto alla Classic, un manubrio più alto che si riflette sulla posizione di guida e permette lievemente una miglior distensione del busto del biker che la manovra. Anche le verniciature sono differenti. Non lo sono la struttura dei telai che nella catena di montaggio indiana sono verniciati utilizzando i robot HBC, progettati e realizzati da una azienda italiana. La Bullet è proposta con due differenti colorazioni il motore verniciato di nero opaco, simile alle versioni della Classic Signals (ovvero quelle con delle particolari colorazioni che omaggiano le forze militari), inoltre sul serbatoio non è presente il logo R.E. ma appare in bell’evidenza il numero di matricola. Mentre per tutte le altre Classic spicca il motore lucido con i carter spazzolati. La Classic 350cc Black Crome e la Bullet Black Gold hanno anche una particolarità artistica estetica che le contraddistingue da altri modelli, ovvero il tradizionale filetto che contorna il serbatoio disegnato a mano. Su base Bullet, tra il 1980 ed il 2000 è apparso anche il geniale modello Taurus 350cc, con il motore diesel (prodotto dall’azienda italiana Lombardini, conosciuta nel mondo, per la produzione di motori indirizzati ai gruppi elettrogeni d’assistenza) che con 6,5 cavalli di potenza, permetteva di raggiungere gli 80 km/h, con un’autonomia stimata di quasi 90 km al litro. La Bullet anche nella prossima versione bicilindrica 650cc (che vedremo apparire nel 2026) è e risulterà, decisamente un “Classico” indiscusso! 
 Ed è proprio da qui, che dovremmo concludere nel presentarla, appunto dalla parola “Classico”. Ciò che è classico (proprio come nelle opere umanistiche/artistiche) non è soggetto alle variabili di giudizio, ma appunto è talmente bello, armonioso, insuperabile ed eccellente nonché talmente vicino alla perfezione, a tal punto che diventa eterno e riproponibile in qualsiasi ambito e tempo; quindi, non è circoscritto al semplice momento e/o periodo storico nel quale viene realizzato. E questo vale, per un quadro, una sinfonia, un libro, una statua, una moda ed in merito a queste considerazioni, ripetendoci è attribuibile alla Bullet 350cc.

Parco del Morbasco 4

GIUNGENDO ALL’INNOVAZIONE.
La nuova Guerrilla 450cc, cercando di presentarla letterariamente esaltando “il gioco degli opposti”, si potrebbe considerare un’innovativa, inaspettata e desiderata novità. Questo modello dell’azienda Royal Enfield (nonostante da questo marchio ci attende uno stile rigorosamente modern classic) ha riscontrato da subito entusiastici consensi. Guerrilla possiede una tendenza modaiola e contemporanea. È il modello che più di tutti potrebbe disorientare, perché in questa moto c’è una rottura con la tradizione o verso ciò che ci si attende da questo longevo marchio. È palese che l’azienda l’abbia appositamente pensata per un pubblico giovanile (proprio come la Hunter). Mettendosi alla sua guida (come tutti affermano) ci si sente rapiti dal suo spirito! È comoda, grintosa, reattiva, appassiona e convince. Ci vuole poco a pensare e convincersi che i progettisti di Royal Enfield l’abbiano ben studiata. La ciclistica è spettacolare: dinamica, fluida, ma soprattutto ludica e divertente! Questa motocicletta è sicuramente attrattiva non solo per i giovani, ma anche ad un pubblico adulto che ha l’opportunità di riscoprire nel marchio un andamento “pepato”. Il motore Sherpa da 450cc con 40 CV è ben bilanciato, la gommatura è tassellata, il monoammortizzatore funziona tramite leveraggio, che consente una miglioria progressiva delle oscillazioni sul forcellone. L’altezza da sella è di 780 mm, il manubrio è ampio rialzato, le pedane centrali permettono una leggera inclinazione delle ginocchia ed offrono una posizione di guida ergonomica con la schiena eretta. Tutti questi accorgimenti consentono di manovrarla con disinvoltura. Viene presentata come una urban scrambler ma è idealmente utilizzabile nell’extraurbano e per viaggi a lungo raggio, perché è una moto essenziale, con linee decise, senza tanti fronzoli e carica di uno spirito innovativo performante ultra-reattivo. Insomma: è una moto da guidare! Ritengo e ne sono sempre più convinto, la Guerrilla rappresenta davvero una novità che strizza l’occhio verso un certo stile legato alla gloria passata, proprio come antropologicamente viene considerata l’India. È altresì un prodotto che considero postmoderno. Il concetto filosofico culturale di ciò che viene considerato “postmoderno” (dal suffisso latino post = dopo ed esattamente contrario di quando in una parola viene utilizzato il suffisso pre = prima) è tutto ciò che in ambito economico, letterario, artistico, architettonico, musicale, tecnologico eccetera, s’intreccia, s’accavalla, supera, scavalca, destruttura, e s’impone, verso ciò che (essendo moderno, quindi avanzato) è già esistente, suscitando nel processo di accettazione, uno scetticismo misto ad interesse. Qualsiasi ideologia o realizzazione postmoderna, rappresenta un miscuglio di elementi passati con alcuni elementi moderni, e viene accusata di promuovere insignificanza, involuzione ed oscurantismo, per non dire regressione di ciò che la modernità ha già superato e reso migliore, ma tutto sommato promuove ciò che aderisce alla mia forma mentis, ovvero una contaminazione evolutiva ed attrattiva proprio come questa Royal Enfield Guerrilla. Il motore reattivo e la sua estetica meccanicamente distintiva si caratterizzano per l’originale fusione suggestiva non solo delle moto Urban ma perfino delle Flat Track (utilizzate nelle gare su curvoni tortuosi praticati in circuiti ovali di terra battuta, generalmente affrontati in costante accelerazione ed in derapata), offrendo una stimolante esperienza di guida anche mototuristica. 

POTREBBE FAR RIFLETTERE considerare che la Bullet 350cc è posseduta e pilotata da un giovane, Luca che ha 26 anni, mentre la Guerrilla 450cc da Fabio che ha 49 anni, quindi più navigato nell’età. Anche qui “l’energia degli opposti” complica il punto di vista, ci si aspetterebbe e sarebbe più logico e razionale vedere un giovane guidare la Guerrilla, mentre un vetusto biker guidare la Bullet 350cc. Ma è proprio questo ciò che dovrebbe far riflettere! Filosoficamente (in barba a tutte le scontate ragionevolezze): “tutto dipende”. 
Si! La Bullet 350cc può piacere ad un pubblico avanti nell’età, che cerca un mezzo comodo rilassato e dopo aver provato nella propria carriera motociclistica qualsiasi mezzo, punta più all’emozione che alla prestazione; ma è anche indirizzata ai giovanissimi che desiderano approcciarsi al mondo moto e praticarsi con una moto poco impegnativa e/o che desiderano possedere una moto “stilosa” che possa far loro scoprire le radici e le sensazioni pure dei veri bikers d’un tempo. 
La Guerrilla, di conseguenza, può piacere ad un pubblico giovanile che cerca linee accattivanti, nuove, pulite, essenzialità, praticità, grinta e connettività; ma può apparire attrattiva anche ad un pubblico adulto a cui piace sperimentarsi con le inusuali novità, per coloro che cercano un mezzo per spostarsi da casa al lavoro e nello stesso tempo possa offrir loro accessibilità, divertimento e immediatezza pratica di guida, o in parole spudoratamente più semplici: “alla guida di questa moto sentirsi più giovani e con vent’anni di meno”. 

Dobbiamo ricordarci anche di questo! Non sempre ai bikers navigati piace possedere e pilotare “la super moto totale”, voluminosa, potentissima, prestazionalissima, perfettissima (quindi anche “costosissima!”) che permette addirittura di viaggiare ovunque e sui terrenti accidentati “extraubani e/o extraterrestri-lunari”, ma essendo la moto un oggetto “ludico” per sua natura, deve divertire e far provare le sensazioni e l’emotività provate in gioventù.  

Parco del Morbasco 5

Osando addentraci in considerazioni accademiche: per comprendere l’attrattiva passionale che accomuna la Bullet 350cc & la Guerrilla 450cc, ci potrebbero venire in aiuto le riflessioni “liguri”, illuminate del poeta e critico letterario italiano Eugenio Montale. In particolar modo nell’opera pubblicata nel 1972 intitolata “Nel nostro tempo”, che rappresenta una raccolta di orientamenti di pensiero, interviste ed interventi di Montale, scrupolosamente raccolti dal filosofo Riccardo Campa (la cui indagine teorica si è incentrata sulla relazione e contaminazione fra la cultura letteraria-umanistica e la cultura tecnico-scientifica, in particolar modo durante la sua direzione negli anni ‘70 della “Biblioteca delle Idee”). 
Eugenio Montale affrontando le tematiche riguardanti “l’importanza del sentimento del tempo”, è stato autore rappresentativo di una certa idea (ancora attualissima) di una poetica in un’epoca in cui innovazione e modernità raggiungevano rapidamente vette impensate. 
Analizzando le aspirazioni dell’uomo tramite la letteratura e la storia, ha saputo leggere non solo il suo tempo, mantenendo intatto il ponte con il passato (anche grazie alla sua conoscenza e connessione con i grandi maestri della letteratura umanista come: Dante, Petrarca, Leopardi, D’Annunzio), è riuscito a configurare e contaminare tematiche riguardanti il futuro, la tecnologia, il lavoro, la cultura di massa, l’arte, il destino, anticipando ed interpretando il nostro pensiero contemporaneo ed “il mutamento dell’intemporaneità”.
Montale, non si è mai rassegnato allo scorrere del tempo cronologico lineare, basato sulla convenzionale “lancetta” dell’orologio, ovvero ciò che andava bene prima e necessariamente ad un certo punto (scaduto il proprio tempo) dev’essere soprasseduto. Secondo le sue riflessioni: “…non si può credere in un’assoluta continuità temporale, contravvenendo in parte anche al sentire comune, ovvero a quella sensazione di non aderenza al proprio tempo presente, spesso tradotta in nostalgia per il passato e/o desiderio di un futuro diverso da quello che ci è toccato...” Detto ciò, per chi non è estraneo alle riflessioni filosofiche umanistiche riuscirà a comprendere che il connubio fra Bullet350cc & Guerrilla450cc è proprio questo! Royal Enfield fra innovazione e tradizione ha saputo connettere e far esistere contemporaneamente/atemporaneamente, nonché proporre nella nostra attuale quotidianità, queste due motociclette che pur avendo progettualmente 90 anni di distanza fra loro, sono libere di viaggiare senza responsabilità del loro peso e seppur apparentemente estranee temporalmente fra loro, convivono offrendo “differente e similare espressività” senza apparire una in ritardo e/o la contraddizione rispetto l’altra. In parole più semplici (per chi si fosse stancato di filosofeggiare): entrambe queste due motociclette coesistono entrambe “nel presente”. E questo è un valore aggiunto al marchio Royal Enfield, che non deve inventarsi strategie e/o escamotage commerciali reinventandosi (come alcune altre case motociclistiche stanno facendo) modelli di motociclette accantonate da anni ed ora riesumate/reinventate/reinterpretate ed indirizzate allo stile Modern Classic (che tanto va di moda attualmente), poiché loro questo determinato stile l’hanno sempre proposto naturalmente e con continuità da ben 125 anni.
 
Detto ciò, immersi nella complessità dell’esistenza, che si scelga la Bullet 350cc e/o la Guerrilla 450cc, ovvero due moto antistanti fra loro, è doveroso sottolineare che fedeli alla tradizione anglo-indiana Royal Enfield, entrambe offrono un qualcosa di similare che le accomuna, ovvero: “appagamento passionale e piacevolezza di guida”.  

FABIO BIANCHI

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