“Tre, numero perfetto”
Tre cilindri come la nonna, bella come la moto di famiglia cui s’ispira, facile e prestazionale, cosa volere di più.
Sto parlando della F3 675 che finalmente posso dire di aver provato.
L’avevo vista alla presentazione ufficiale quando un emozionato Claudio Castiglioni toglieva il telo che la celava ai nostri curiosi occhi.
L’ho rivista nei due saloni di Milano successivi e finalmente la provo su strada.
Sono passati undici anni da quando la mia prima MV Agusta entrava nel mio box, è una F4 750S, per accompagnarmi in questo tratto di vita.
Era, ed è, una delle più belle moto del mondo, un telaio di riferimento e una precisione di guida eccezionale, ma molto impegnativa e con prestazioni non all’altezza della concorrenza.
Eppure quella F4 ha strappato il cuore e non solo a me, MV Agusta ha poi evoluto il progetto con motori sempre più prestazionali passando al 1000 e oltre fino alla seconda evoluzione del 2010 che cambia radicalmente se non l’estetica, la guida di questa ipersportiva che rimane il modello di punta a 4 cilindri.
Nel frattempo la famiglia delle carenate si allarga con la “piccola” F3 che promette bene fin da subito sia come estetica sia come prestazioni.
Un cilindro in meno, come la Nonna con cui correvano Mike Hailwood e Giacomo Agostini tra gli altri, ma tanta tecnologia e sostanza da non farlo rimpiangere, anzi.
E’ lì davanti a me, non nella tipica colorazione rosso/grigia, storica e che non invecchia mai, ma in un bianco perla uniforme interrotto solo dai particolari neri, dai cerchi e dal grigio motore.
Il tutto condito dallo splendido telaio a traliccio rosso che dona aggressività alla candida colorazione.
Mi perdo nei particolari mentre la guardo da fermo, splendido lo scarico corto a destra con terminale a tre sfoghi che puntano la coda a evidenziare il numero dei pistoni.
Mi lascia perplesso la povertà del parafango anteriore in plastica nera, ma l’after market rimedierà in poco tempo credo su ogni moto che esce dai concessionari, del resto il contenimento del costo era un’attuale prerogativa di MV Agusta.
Del resto un gioiello così a poco più di 12000 € non è male, son soldi certo, ma la concorrenza non è più così lontana e la sostanza su questa F3 è davvero tanta.
E’ piccola e compatta, chi mi vede in sella con i miei 183 cm di altezza lo comprende in pieno, eppure in sella sono comodo, le gambe trovano posto negli incavi del serbatoio senza costrizioni e le pedane sono ben posizionate, il manubrio è alla giusta distanza, basso ma non troppo e sufficientemente largo per dare una sensazione di controllo totale.
Rispetto alla mia F4 questa è una gran turismo, ma del resto tra i due progetti ballano quasi 15 anni.
Si gira la chiave e un completissimo cruscotto digitale esegue il check per poi presentarsi nella completezza delle informazioni, personalmente avrei preferito un contagiri più evidente, ma io sono abituato bene con il grosso strumento analogico della mia.
La moto si avvia con un bel rumore, pieno, non troppo basso, né fastidioso, semplicemente giusto.
La frizione, a cavo, è comunque morbida e un forte clack testimonia l’inserimento della prima, probabilmente la moto è stata maltrattata prima di me da molti altri giornalisti e un po’ di gioco lo accusa, tant’è che nelle sorelle Brutale e tre cilindri provate nella stessa giornata, il cambio era assolutamente silenzioso.
Ma solo la prima è rumorosa, poi le marce entrano con una facilità che ricorda molto il già ottimo cambio dell’anziana sorella a 4 cilindri.
La sensazione di leggerezza è estrema, le manovre anche da fermo sono agevolate da un ampio angolo di sterzo e il manubrio ben calibrato fa il resto, fin da subito le curve e le rotonde che portano fuori Schiranna diventano puro piacere.
Il motore non è brusco come sulla sorella Brutale, molto lineare e comunque sufficientemente corposo anche in basso, certo che il bello è quando lo si porta oltre i 7/8000 giri dove la spinta diventa rabbiosa e consistente fino oltre i 10000 giri, ma siamo già nell’iperspazio ed è meglio chiudere il gas.
Gli oltre 125 cavalli promessi seppur non tantissimi in senso assoluto su questo motore così frazionato danno il meglio e il divertimento garantito non ne fanno desiderare di più, forse girando al Mugello o a Misano, ma su strada bastano e avanzano.
Una moto bella, elegante, gli sguardi dei passanti erano tutti per lei, ma anche di tanta sostanza, motore potente, ricordiamoci che è un 675 cc, e tanta elettronica; ride by wire, controllo di trazione e 4 diverse mappature di motore, oltre alla possibilità di montare, optional, il cambio elettronico.
Da motociclista normale ho preferito lasciare il traction control nel settaggio più conservativo, ma, in effetti, nonostante le fredde strade di questo pazzo inizio di primavera non ho mai avuto il minimo problema, probabilmente anche grazie alle ottime Pirelli Diablo rosso corsa che questa F3 montava.
Ho voluto provare a giocare con le diverse mappature, ma solo la R (per bagnato) denota una grossa differenza, almeno nel percorso extraurbano, quindi ho rimesso la S (Sport) a scapito della C (Custom) forse la più adatta alla gita sul Lago e della N (Normal).
La moto deve essere divertimento e oggi questa F3 era il mio Luna Park, quindi la mappatura era quella giusta per sentirsi spingere con vigore fuori dalle curve, anche se, di contro, nei paesini dei Laghi Lombardi significava anche avere un on-off accentuato.
I comandi al manubrio sono tutti al posto giusto, i soliti, intuitivi e facili da trovare, così come quelli a pedale, il freno posteriore io tendo a usarlo poco, ma il suo intervento è preciso e ben gestibile come lo è la frenata assicurata dalle due “padelle” da 320 mm lavorate da due splendide pinze radiali Brembo, magari sovradimensionate, ma quanto stanno bene su quest’avantreno insieme alla forcella Marzocchi da 43.
Piacevole da guidare in ogni situazione, dal traffico cittadino dove bene si disimpegna, sulle curve strette delle colline del Varesotto danza docile per poi lanciarsi aggressiva come un gatto sul topo appena un rettilineo permette di allungare.
In curva scende progressiva e precisa, anche nei curvoni veloci la traiettoria è mantenuta con un rigore estremo, stiamo parlando di un motociclista normale, ma la sensazione è davvero elevata.
Bella da guidare con un pizzico di brio è però altrettanto piacevole da portare a spasso con calma e un filo di gas facendola scorrere sulle rive del lago maggiore osservando il panorama mentre si viene osservati da invidiosi sguardi.
Il passeggero è previsto, ma poco gradito, lo spazio a sua disposizione è notevolmente ridotto e con pedane alte e senza un appiglio comodo, ma del resto è, una ipersportiva, quindi se la compagna è davvero innamorata, si accontenterà accettando il regale “Trespolo”.
Quando si hanno tra le mani e sotto il sedere moto così la strada come il tempo scorre veloce ed è quindi già ora di riconsegnare la moto nella storica fabbrica Cagiva di Schiranna, qualche foto di rito e il personale MV mi chiede com’è andata?
Credo che il sorriso sul mio volto abbia dato la risposta senza bisogno di parole.
Per le caratteristiche tecniche rimando come sempre al sito ufficiale MV Agusta.
Abbigliamento utilizzato nel test: casco Premier – giacca Dainese – pantaloni e intimo Promo Jeans – guanti Spyke – calze Sixs – paraschiena Zandonà – scarpe TCX Sneakers X-Street
Grazie a “Il Molo” (Via Lungolago, Ranco (VA) ) per la location sulle rive del lago Maggiore
Flap
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