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- Scritto da Fagna
“Dixitque Deus fiat lux et lux facta est” tutto inizia da qui in una evoluzione continua che dalla luce del sole passa attraverso quella del fuoco, delle candele, delle lampade a petrolio e alle lampadine a incandescenza che testimoniano il progresso in tutte le sue sfumature di luce ormai diventata a LED.
Sono lì che impugno quel manubrio che non conosco, di una moto non mia e con cui sto facendo i primi chilometri.
La Strada che sale al Monte Tomba e quindi al Rifugio Primaneve si stacca dalla bellissima strada bianca Translessinia.
Alle porte di Milano, c’è un paesone, si chiama Abbiategrasso. In via Novara c’erano due vetrine, belle grosse, con il telaio verde a cingere uno schermo di vetro che mostrava in “full hd” quelli che erano i sogni di noi bambini nati a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Sopra la vetrina troneggiava una scritta semplice, la mia memoria mi dice rossa, ma non lo giurerei. MOTO GUZZI.
Abbiamo imparato a conoscerlo questo Covid19, o meglio abbiamo imparato a conviverci seguendo le indicazioni che gli “esperti” ci davano via via in un susseguirsi di regole e decreti, anche se a volte incomprensibili, in alcuni casi illogici, comunque da seguire per cercare, soprattutto, di sopravvivere.