Torna alla ribalta la vicenda di Andrea Iannone, il pilota di Vasto è stato oggetto di un servizio delle Iene su Italia1, e tornano prepotenti i dubbi che sono del caso Alex Schwarzer
Andrea Iannone sacrificato e sacrificabile per il buon nome della Wada, questo quanto emergerebbe dal servizio delle Iene sul caso di doping che ha visto la squalifica del pilota italiano andato in onda ieri sera, e che non mancherà di alzare un nuovo polverone sulla vicenda, per lo meno nell’opinione pubblica, non certo nella Wada che si è totalmente chiusa nei suoi palazzi, distante dallo sport reale e dagli atleti che dovrebbe tutelare dal doping.
Emerge un fatto inquietante dal servizio di ieri, dove oltre agli esperti che hanno difeso Iannone ha parlato anche il presidente della FIM che si è dichiarato non concorde con la sentenza della Wada. Sembra che alla prima udienza i rappresentanti della Wada, nella dichiarazioni di apertura ai giudici sportivi, abbiano dichiarato che se il tribunale gli avesse dato torto per la Wada sarebbe stato un disastro. Da lì in poi, l’ipotesi è che per non ledere la credibilità della Wada, Andrea Iannone sia stato sacrificato sull’altare di un sistema che evidentemente ha mostrato crepe e limiti.
Tutte le rilevazioni fatte dai maggiori esperti hanno evidenziato che le quantità erano incompatibili con un’assunzione volontaria, fino al punto che la Wada ha ipotizzato che l’assunzione fosse stata fatta una sola volta per curare un’infortunio. Una pratica contestata anche dai medici della Clinica Mobile, incompatibile con il tipo di infortunio indicato. Una condanna di 4 anni su un’ipotesi.
La vicenda fa tornare alla mente la vicenda di Alex Swartzer, dove un tribunale ordinario, sicuramente più competente e professionalmente staffato nel valutare situazioni complesse dove c’è necessità di indagini che esulino dai semplici risultati di laboratorio, ha evidenziato inconfruenze su quanto accaduto nei laboratori della Wada.
Fermo restando che non siamo nella posizione di giudicare fino in fondo la vicenda, la domanda a questo punto è d’obbligo: se un atleta come Andrea Iannone è il patrimonio, il bene primario della sua attività economica, se questa viene ingiustamente messa nell’impossibilità di produrre causando ingenti danni economici e psicologici all’atleta e alle persone che fanno parte del suo staff, non sarebbe corretto che l’atleta si possa rivolgere alla giustizia ordinaria per far aprire un’indagine e chiedere che gli vengano corrisposti i danni? O il mondo dello sport davvero si crede al di sopra della legge ordinaria?
A questo link il servizio delle Iene