Categoria: Sport

Il campionato mondiale Superbike chiude la stagione senza nessuna variazione sul tema, Bulega domina, Lecuona si candida al dopo, mentre i festeggiamenti si spengono sotto la pioggia.

E’ sembrato tutto collimare in quell’unico e ultimo momento, in cui la stagione della Superbike, passato il traguardo dell’ultima Gara2 di Jerez, si è letteralmente spenta sotto la pioggia. Il tempo di qualche burn-out, di salutare Pirelli e Danilo Petrucci, e poi l’acqua ha coperto il gran finale sotto uno scroscio abbondante. Poteva cadere 5 minuti prima, quando la gara era ancora in corso, o 5 minuti dopo, a premiazione e festeggiamenti avvenuti. Quel caso che non sembra un caso, come se qualcuno avesse voluto sottolineare che una bella lavata poteva rimuovere gli ultimi frammenti di una stagione incolore.

Una giornata quella di Jerez terminata come in molti altri casi con una tripletta di Bulega, Lecuona a fare da scudiero, e una Gara2 in parata per Ducati e Bimota con le livree sportive storiche. Solo l’eterno Alvaro Bautista, sulla pista di casa, ha deciso di divertire i suoi tifosi con rimonte furibonde e una guida funambolica, pratica che da tempo non lo vedeva protagonista.

La Superbike annaspa, ma le priorità dell'organizzatore sono altre

Una Superbike al bivio, tra continue correzioni, una Ducati che domina fino a mettere sette moto in fila in Gara1 di Jerez, dominio meritato visto quanto Borgo Panigale continui a credere nel prodotto sportivo, ma anche col dilemma non facile di scegliere una strada per far tornare grande questa Superbike, sempre che ai piani alti lo vogliano. Continuare a correggere fino a quando si troverà la formula finale della Coca-cola, o immaginare una Superbike tutta nuova e diversa, come dice qualcuno magari mischiata con il campionato Endurance. Una questione non facile, inquinata forse da questioni politiche ed economiche, di fatto il prossimo step non sarà mettere in equilibrio le moto in Superbike, ma una volta misurate le prestazione delle nuove MotoGP 850, come avviene ormai da quando la Superbike è diventata di proprietà Dorna, essere attenti che le prestazioni delle derivate non si avvicinino quelle delle nobili MotoGP.

Un compito difficile quello di valorizzare un prodotto dalle grandi potenzialità, mentre gli si tiene la testa sotto, le case ci credono in misura limitata, alcune partecipano in attesa che si mettano i piombi alle ruote della Panigale, mentre case come Aprilia sono in attesa che entri il nuovo regolamento per poter entrare nei box con la RSV4 1100, alzando ancora di più lo standard del prezzo di una moto sportiva. Mettere in equilibrio le derivate è sempre stato un rebus complicato, fin da quando 4 e 2 cilindri calcavano le stesse piste. Una piccola rivoluzione è necessaria.

La Superbike che sarà inizia nel 2027 o... è solo sopravvivenza?

Nel 2027 avremo Michelin al posto di Pirelli,con buona pace di Honda che si è sempre dichiarata allergica alla gommatura italiana, avremo piloti del calibro di Morbidelli, Binder e Miller dalla MotoGP, avremo una data in più in calendario. Vedremo se ci saranno ingredienti a sufficienza per creare una nuova ricetta, più divertente e più spettacolare. Sempre che sia nei piani dell’organizzatore.

Ma anche le case hanno le loro colpe, non sono solo case come Yamaha e Kawasaki a deludere per non aver sviluppato un prodotto all’altezza della Superbike, ma sono anche Honda e BMW, che hanno mezzi, uomini e apporto economico sufficiente per sviluppare una moto e mettere in piedi un team di livello, a lasciare i propri appassionati disinteressati ad un campionato che potrebbe dare lustro ai loro prodotti.

Va dato atto in questo che la Superbike mantiene il suo dna degli albori, fatto di persistenza, genuinità, crudezza in un certo senso, caratteristiche che le hanno permesso fin qui di sopravvivere ai tagli, alle diminutio, agli esperimenti maldestri. E allora non ci resta che attendere la prossima alzata di saracinesca, e sperare di avere davvero due campionati da seguire.

 

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