Una prova di forza, battendosi i pugni sul petto Ragzatlioglu si impone come maschio alpha della Superbike, si sbarazza delle Ducati e dei timori regolamentari.
Un round non fa primavera si potrebbe dire, e se Ducati aveva potuto crederci insieme al suo alfiere Nicolò Bulega, il round portoghese ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Quella superiorità ostentata a Phillip Island, attraversato oceani e continenti, si è un po’ dissolta sulle rive di un altro oceano.

Per il turco due volte campione del mondo, il regolamento era sbagliato, troppo a favore delle Ducati, ingiusto spegnere le concessioni che l’anno scorso hanno trasformato la sua BMW M1000RR, sottolineando la SUA, in un oggetto a due ruote furioso e imprendibile. Il cambio d’aria come detto ha fatto bene all’asse alemanno-turco, o come sempre si dice i risultati di Phillip Island sono spesso cosa a sé. Il secondo round della Superbike sono stati un dominio completo di Ragzatlioglu, che per due gare e una Sprint Race ha dominato di forza e carattere un Nicolò Bulega davvero tanto in forma.
Regolamenti pro-Ducati? Non si direbbe...
I regolamenti forse non sono così sbagliati poi, al completo dominio Ducati in Australia, ha fatto da contrappunto una situazione meno dominante, Toprak primo in tutte le sessioni, compresa la Superpole, con quella guida adrenalinica che rende unico, spettacolare, il campionato con lui in pista, ma anche la Yamaha di Andrea Locatelli, seppur in grosso debito di motore. Pochi due round per capire se effettivamente i valori sono stati pareggiati da questi regolamenti, saranno le prossime piste a dire se ci sarà alternanza dando quindi ragione, o meno, a chi lo ha partorito.

Peccato per Yamaha, con un pilota italiano forte nel box e un sei volte campione del mondo a disposizione, ma che evidentemente dai rilevamenti di velocità sembra non aver investito adeguatamente sul suo modello di punta, rischiando di trasformare la R1M in una Superbike un po’... decadente. Non una bella pubblicità.
Nicolò Bulega, l'anno della maturità... deve passare l'esame
In tutto questo ci troviamo però un gran pilota che con la Panigale fa cose esaltanti, un Nicolò Bulega passato da varie vicissitudini e che nel mondo delle derivate ha trovato una rinascita. La pattuglia italiana in generale ha fatto buone cose in Portogallo, nell’attesa che uno di loro possa mettere piede sempre sul gradino più alto del podio fino al titolo. Bene anche Danilo Petrucci, altalenante Andrea Iannone a causa di una qualifica difficile.

Gare quasi fotocopia, piccole sfumature per i due contendenti. Partenze sempre a favore di Nicolò Bulega, impareggiabile a scattare dalla casella. Poi il recupero di Toprak, in Gara1 sono serviti tre sorpassi distribuiti sui 22 giri per avere ragione del ducatista. In Superpole Race decisivo il sorpasso al quarto giro e poi dritto fino al traguardo. In Gara2 è stata invece la ripartenza necessaria al nono giro per l’incidente di O’Halloran a rendere tutto più combattuto e avvincente. Fino all’interruzione era stato Nicolò a dominare, ma nella seconda parte di gara è tornata la bagarre di Gara1, che ancora una volta dopo vari sorpassi ha visto prevalere Toprak.
Per avere la classica prova del nove, saranno necessarie quindi le prossime tre gare del round di Assen tra due settimane, all’università dei circuiti saranno solo i migliori a prevalere.