L’apprendimento è fatto di esperienze, di ripetizione di gesti che alla fine si trasformano in automatismi.
Anche l’andare in moto è fatto di automatismi, quelle operazioni che le mani e i piedi compiono sui comandi, all’inizio attente e pensate diventano sempre più famigliari, normali, scontate, insomma automatiche.
Non andiamo a scomodare le teorie degli apprendimenti motori, basta fare una piccola analisi dei movimenti che si susseguono quando guidiamo la moto e ci rendiamo conto che la maggior parte di questi li compiamo ormai in maniera assolutamente automatica, senza pensarci.
Quel gioco di frizione e cambio che segue l’apertura del gas, mani e piedi che si muovono in una danza dove l’obiettivo è guidare la moto.
L’abitudine che diventa la nostra alleata finché qualcosa non cambia. Lo sappiamo quando ci capita di guidare una moto con magari i comandi al “Contrario”, cambio a destra e freno a sinistra come si usava negli anni ’50 o giù di li.
A volte basta il cambio rovesciato con quella prima in su come si usa in pista per costringerci a mettere più attenzione e non farci trovare impreparati e quindi in difficoltà, schiavi della abitudine e degli automatismi.
Già credo che capiti a tutti e, a noi che ci riteniamo normali, è capitato di trovarci in quelle strane sensazioni dove, mannaggia, durante la guida ci dimentichiamo di quale mezzo siamo alla guida ed ecco che cerchiamo la frizione sui maxi scooter o il cambio quando facciamo le gare con i moped monomarcia.
Succede appena la guida si fa più rilassata, quando pensiamo di essere padroni del nuovo mezzo, quando lasciamo che sia il nostro corpo e i suoi automatismi a guidare e non più la concentrazione, quando l’impegno e il pericolo è minimo, quando possiamo abbandonarci al piacere.
Il “Transfert” diventa poi evidente quando il mezzo segue quella tipologia a cui tradizionalmente siamo abituati.
Eccomi quindi alla guida di questo moderno scooter elettrico, intendo a percorrere le solite strade conosciute e sorprendermi a cercare il cambio alla manopola sinistra come la Vespa 125 Primavera o la Lambretta 150Li che riposano nel box e nelle staccate, si fa per dire, cercare il freno a pedale dietro allo scudo a destra come si usava negli scooter d’epoca.
E’ un attimo, ci si accorge subito e si riprende possesso della concentrazione e dell’attenzione, si ritorna alla realtà del momento fatta di nuovi movimenti, abitudini che si stanno facendo largo nei nostri automatismi.
Vi è mai capitato? Dai siate sinceri!
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