Me lo dice spesso mia moglie che, nonostante mi conosca da 42 anni, di cui 35 sotto lo stesso tetto, non si rassegna.
Lo dice, e aggiunge “non hai più l’età per certe cose…”, ma in fondo sa che la mia indole curiosa e la voglia di provare cose nuove, di sperimentare, non è domabile, certo si è ammorbidita con gli anni, di sicuro non sono mai stato un impavido capace di rischiare più di tanto, ma il richiamo delle cose divertenti e belle quasi sempre mi hanno fatto fare quel piccolo passo verso qualcosa, per me nuovo.
La cosa divertente, si fa per dire, è che spesso mi ritrovo in situazioni, per età, capacità, condizioni fisiche: fuori tempo, fuori luogo, fuori posto…insomma inadatto.
Questo mi passa per la testa insieme alla suddetta frase, spesso rincarata dalla più severa “hai una certa età”, mentre cerco di sopravvivere a bordo della grossa bicilindrica alla discesa impestata di quel sentiero di montagna in Sardegna.
Nulla di impossibile, ma ancora le capacità e la tecnica, oltre all’inesperienza, giocano a mio sfavore, poi io odio le discese ardite, preferendo da sempre le risalite (Divagazione Battistiana che mi perdonerete. spero).
Lo stesso accade mentre passeggio sugli sterratoni mantenendo un passo di sicurezza, secondo la mia percezione, e quelli capaci mi passano allegramente in scioltezza.
Diventa evidente e mi rendo quindi conto del divario dettato dall’anagrafe e soprattutto dalle capacità!
Ma come si misurano le capacità? In tempo? In velocità? In Acrobazie? Probabilmente sì, però davvero serve sempre una classifica, una scala o una graduatoria?
Forse ognuno di noi ha un suo personale metro di misura che in qualche caso valuta la voglia e il divertimento individuale e personale.
Ecco che alla fine perché dovrei stare a casa se non son capace, o meglio meno capace di altri?
Continuerò a fare quello che mi sento e che mi diverte finché mi andrà di farlo…anche se non sono “capace”.
Ph. Fotografica Sestriere![]()