La prima Vespa
Categoria: trafiletti

Essere stato coinvolto nella presentazione del libro di Paola Scarsi “La prima Vespa non si scorda mai” in effetti mi ha fatto pensare alla mia prima Vespa.


Dopo aver letto i 65 racconti di altrettanti autori riuniti nel libro, ricchi di aneddoti curiosi, emozionanti, divertenti non potevo che riordinare le idee e i ricordi legati alle mie esperienze con lo scooter più famoso al mondo.

In realtà la mia prima Vespa non era mia, ma quella di un amico in quella compagnia negli anni ’80 fatta di piccole moto che ci facevano “Volare”; io a quei tempi ero già su una moto “Vera”, una Benelli 125 2C, ma la curiosità di provare l’insetto scoppiettante mi ha portato a fare un giro su quel Primavera Aragosta.
Motore laterale, ruote piccole, freni a tamburo, telaio in lamiera, insomma non poteva decisamente competere con il mio Benelli e infatti, a parte l’essere scattante e leggera, mi aveva lascito perplesso e di conseguenza convinto della mia scelta.

La Vespa quindi per me rimase nel cassetto, in fondo e dimenticato, se non nel leggere nel frattempo di storie di viaggiatori a bordo dello scooter di Pontedera e osservare il continuo crescere dell’interesse collezionistico.
Poi agli inizi del terzo millennio ecco entrare nel mio box uno scooter d’epoca, ma quella Lambretta, una 150LI 2^ serie del 1961, che di fatto rappresentava l’antagonista storica della Vespa.

Un telaio, motore centrale, la sua classe Milanese, insomma il suo fascino, ma la storia la vedeva a confronto con la più famosa rivale e così dopo qualche anno ecco la decisione di mettergli accanto una Primavera 125 biancospino del 1977.
Eccomi quindi di nuovo in sella ad una Vespa a distanza di anni, rieccomi al rituale del misurino e l’olio per la miscela, l’aria da tirare e quel cambio al manubrio.

Le sensazioni sono state le stesse di allora, ma la minor frenesia e irruenza giovanile hanno messo in risalto anche le qualità, quelle della semplicità, del viaggiare con passo leggero, senza fretta, immersi in atmosfere ed emozioni del passato.
“Bianca”, già ogni mia moto ha un nome, mi ha portato così spesso ad accompagnare mia figlia nei suoi primi giri con il motorino, un affidabile scooter 4 tempi giapponese, mentre le nostre campagne ci vedevano viaggiare affiancati, sui rispettivi tanto diversi scooter, con il nostro centinaio di anni di una somma variamente distribuita.

Ora la mia Vespa riposa vicino a “Ginetta” (La Lambretta), due rivali di un tempo che ora stanno affiancate e secondo me se la chiacchierano alla grande, magari scommettendo su chi delle due sarà la prima a ritornare su strada.

Flap Firma

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