Capitolo X, da leggere ics, nel senso di un numero imprecisato visto che non ricordo quanti scritti ho dedicato agli effetti benefici della moto.
Sicuramente il più immediato è quello del piacere che si traduce nel benessere psicologico che la moto infonde quando la si guida, un modo per scaricare tensioni, staccare la spina, lasciare correre i pensieri sotto il casco.
L’aspetto sociale, quello che unisce, ci porta ad avere una consapevolezza degli altri e la disponibilità all’aiuto in tutti i sensi dove quello più benefico diventa quello della beneficienza con le migliaia di iniziative che gruppi di motociclisti, associazioni e Moto Club organizzano per raccogliere fondi e/o materiali per i più bisognosi.
C’è poi quella dell’inclusione della solidarietà quella tangibile fatta di presenza mettendosi a disposizioni di chi non può e magari non si aspetta di provare l’esperienza della moto, la stessa che diventa anche un momento di svago, di distrazione ma quasi sempre la possibilità di provare qualcosa di nuovo, inaspettato, forse illogico e per questo ancora più gradito.
Ecco che i No Barriers fanno questo, portano la moto nei posti meno logici: negli Ospedali, nelle Case di Cura, nei centri specializzati, lo fanno in punta di piedi con un sorriso per strapparne altrettanti e molti di più ai piccoli utenti che per destino o sfortuna sono stati meno fortunati.
Così dopo la nostra prima volta con loro di ormai più di un anno fa, siamo riusciti ad affiancarci ancora una volta a loro.
Questa volta al Comitato Maria Letizia Verga di Monza dove ci sono piccoli ospiti, da 0 a 18 anni, che vengono sottoposti a cure e riabilitazioni legate a malattie ematoncologiche e malattie ad alta complessità terapeutica metaboliche e genetiche, anche in regime di Day hospital.
Accolti dal personale in servizio che ha permesso e collaborato affinché le piccoli, scooter, moto e quad elettrici potessero scorrazzare nelle sale d’aspetto e lungo i corridoi del piano dedicato al Day Hospital.
Un turbinio di bambini che si si sono alternati sulle selle coinvolgendo nelle loro grida di gioia e nei sorrisi anche i genitori e il personale della struttura. Qualcuno più intraprendente altri prima timorosi ma che una volta convinti diventava difficile farli scendere, un turbine di colori che ha invaso i reparti, creando quel fantastico scompiglio che porta allegria.
Difficile descrivere gli sguardi di questi bambini e bambine, altrettanto quello dei genitori commossi per vederli felici in un posto dove di solito l’allegria non c’è.
Insomma un successo questa “Mototerapia”, termine ormai abusato e che con i No Barriers prende una forma diversa, più vera, più sentita, concedetemelo, più genuina.
La definizione del fine, tratta dal loro sito, rende sicuramente l’idea: usare la moto come strumento terapeutico ma anche come mezzo di inclusione per ABBATTERE BARRIERE CON SORRISI!
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