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- Scritto da Wolf
Il caso di Jorge Lorenzo ha segnato questo finale di stagione 2019 della MotoGP quasi rubando la scena al neo, ma vecchio, campione del mondo della MotoGP.
Non lo faccio mai, sarà che si dà la colpa alla fretta, agli impegni e al tempo che manca sempre, ma di fatto non riesco quasi mai a dedicarmi con calma ad una uscita in moto.
Sempre a rincorrere i minuti e affannarsi per non essere in ritardo e non dimenticare nulla trascurando quasi sempre il piacere semplice e genuino della preparazione e dello scorrere lento del tempo senza vincoli di orario e di meta.
E' così, nel giorno in cui festeggiamo il più grande campione della Superbike, nel giorno in cui qualcuno ha scalzato dalla vetta dei record l'eroe di tante battaglie, il grande King Carl Fogarty, ci accorgiamo che noi della Superbike siamo solo lì sul quotidiano sportivo più autorevole del paese, a pagina 51, in un piccolo trafiletto che non dà minimamente il valore del gesto sportivo di questo ragazzo dell'Irlanda del Nord, che da irruento e rozzo sportellatore, si è trasformato in uno dei più grandi campioni del motociclismo, amato e contestato come capita a molti dominatori della propria epoca.
Siamo lì in fondo, e se da una parte qualche dubbio nasce vedendo sport molto meno seguiti che occupano paginate intere o doppie pagine dei quotidiani sportivi, dall'altra ci si chiede come abbia fatto il campionato delle derivate di serie a mettersi in contrapposizione che chi divulga informazione sportiva, o semplicemente ad esserne dimenticato. Evidentemente la faticosa gestione del GESTORE ha creato una frattura, fatta di incomprensioni, di arroganza, di regolamenti confusi cambiati di anno in anno, di abbandono in qualche caso.
Anche le TV non sono state incoraggianti, a inizio stagione in molti si domandavano come sarebbe cambiato con Sky lo spettacolo della Superbike, beh la risposta è "nulla". A parte qualche piccolo approfondimento è sembrato che il canale satellitare abbia acquisito il campionato delle derivate quasi per dovere. L'epoca d'oro di La7 è affondata, sono scomparsi per lo più anche i test di Max Temporali, gli opinionisti della MotoGP non si sono scomodati per la serie plebea delle moto, il tutto è diventata telecronaca, uno spettacolo vecchia scuola che si potrebbe vedere anche in bianco e nero.
Ma questo momento, il momento di Jonathan Rea, il momento della nostra passione, sarebbe dovuto essere a doppia pagina, se non prima della fantamiliardaria formula 1, appena dopo. Non so voi ma io mi sono sentito defraudato, derubato, dimenticato ingiustamente. Quale che sia la diatriba che regola questo difficile rapporto tra un gestore poco capace e poco democratico e un giornalismo troppo autoreferenziale, chi non dovrebbe mai andarci di mezzo sono i piloti e gli appassionati.
Almeno nel suo paese qualcuno sicuramente tributerà gli onori a questo strabiliante Jonathan Rea, mentre noi dimentichiamo di celebrare anche i Tony Cairoli.
Wolf

Lavorare con le moto, viaggiare in lungo e in largo, parlare con i campioni delle due ruote, seguirne le gesta e i campionati; insomma quello che sulla carta è il lavoro più bello del mondo. Peccato che serva tempo, tanto tempo soprattutto se i campionati sono Mondiali soprattutto se, per seguirli e per seguire il tuo lavoro la tua passione, stai via da casa molti e molti giorni all'anno.
Lo abbiamo pensato tante volte dentro al casco, in qualche lunga fila, o forse per sorpassare una singola macchina, noi più veloci, più rapidi, più snelli mentre cerchiamo di farci strada nella noiosa routine della vita automobilistica.
E’ capitato a tutti di trovare poi quelle code, quei blocchi, quegli spazi angusti, ma anche quegli automobilisti un po’ distratti, un po’ antipatici, ondeggiare nei dintorni della linea di mezz’aria, senza concederci lo spazio per abbandonare la lunga e noiosa serpentina. Certo, la nostra larghissima famiglia non è sempre tra le più corrette, a volte siamo portati a pensare che i centimetri sono metri, che lo spazio già occupato per buon diritto del codice della strada sia nostro per qualche divina discendenza, ma quelli sono altre faccende.
Tris di borse, full di bauletti, poker di bagagli, scala le marce e vai…insomma pare che non si possa andare al bar con un GS, o qualunque altra Maxi-Enduro se non con minimo le borse laterali, il solo bauletto è da poveri, mentre il tris completo, magari “Alu” è il massimo della figaggine!
Il titolo sembra più quello di una puntata di Topolino o di Paperone, ma è quello più azzeccato dopo la presentazione della nuova V85TT. Da quando la nuova adventouring della casa di Mandello del Lario è stata presentata, i like sui social hanno scalato il contagiri più veloci di una motogp.
Eh cari vecchi cuori guzzisti, tanto tempo a sognare il grande ritorno sui palcoscenici mondiali, tanto tempo a sognare quell’aquila tornasse nel cuore di tanta gente, e tutto è diventato reale con una endurona, forse uno dei modelli più insoliti per la casa di Mandello del Lario.
Dal passaggio a Piaggio la nostra guzzona ha fatto tanto cambiamenti, ha cambiato cuore, rivedendo l’architettura dei motori, pelle, cercando design più moderni e sofisticati, e anche gambe, riprogettando il suo mitico cardano. Tante le moto che sono uscite da quel giorno, alcune molto azzeccate, altre un po’ meno. Tra naked, classic, café racer e custom. forse in Moto Guzzi si attendevano il grande salto con il ritorno della V7, una moto che negli anni 70 aveva fatto sognare un sacco di motociclisti.
Anche sulle custom Moto Guzzi aveva rivolto grande speranze, soprattutto per il mercato americano, dove le nuove imponenti California e la MGX21, dovevano incantare gli americani e le loro highway.
Ma poi arriva questo tassello mancante per completare una rinascita partita all'inizio del nuovo millennio, questa adventouring dal motore piccolo rispetto a certa concorrenza, ma un motore esotico, un motore che se qualcuno avesse occasione di leggere qualche articolo d’oltreoceano, viene definito unico! Ma la nuova V85TT è tutta esotica, il suo DNA un po’ roadster come erano le enduro all’inizio degli anni 90, il suo cuore unico, il suo design retrò ma sofisticato, ha incantato molto del pubblico motociclista.
E’ di nuovo passione Moto Guzzi, è di nuovo quella voglia di cavalcare un motore messo di traverso, è di nuovo la voglia di orgoglio Made in Italy, un po’ di più da aggiungere a quello di altre case italiane, ma questa ha le ali, è una Moto Guzzi.
Questa V85TT era il tassello mancante al ritorno di una grande passione!
Wolf
