«La nebbia che respiro ormai si dirada perché davanti a me, un sole quasi bianco sale ad Est…»
Mi ritrovo a canticchiare nel casco. E non potrebbe esserci colonna sonora più adatta per questa mattina di fine Ottobre, fresca e avvolta in una leggera nebbia che ovatta i colori, mentre un sole pallido prova, timidamente, a riportarli alla luce.
È così che mi accoglie la campagna della Lomellina, mentre avanzo senza fretta lungo strade e sentieri, tra asfalto e sterrato, seguendo tracce che sembrano perdersi all’orizzonte. Qua e là spunta un piccolo borgo, mentre a nord-ovest si intravedono le montagne, lontane e silenziose.
Ho sempre amato Battisti, ma anche questi colori autunnali, morbidi e un po’ nostalgici, capaci di mettere in sintonia il paesaggio con i pensieri. Quelli che, quando sei in moto e non hai nessuno con cui parlare, finiscono inevitabilmente per trasformarsi in musica.
Il passo è lento, non c’è un orario da rispettare né una meta da raggiungere a tutti i costi. La voglia è quella di immergermi nel paesaggio, attraversarlo, quasi entrarci dentro, come percorrendo un quadro nel quale i protagonisti sono i campi, ormai spogli dopo la mietitura, pronti a concedersi il meritato riposo invernale.
Ogni tanto, qualche macchia bianca si stacca dal terreno e prende il volo al mio passaggio. Aironi e Ibis, disturbati dal borbottare del piccolo monocilindrico, si alzano pigri e si allontanano, aggiungendo movimento a un paesaggio che, a prima vista, sembrerebbe immobile.
Verde, marrone, giallo: tante sfumature che si rincorrono e si mescolano, interrotte qua e là dai canali e dai corsi d’acqua. Poi, lentamente, la nebbia si ritira, il sole comincia a scaldare e i colori si fanno più vivi, quasi improvvisamente consapevoli di essere ancora lì, pronti a mostrarsi.
Ecco allora comparire la campagna operosa, quella degli aratri al lavoro e della terra che viene rivoltata in attesa dell'inverno. Un ultimo fermento prima di quel tempo sospeso in cui tutto sembra rallentare, in cui la natura si raccoglie per prepararsi a ripartire.
Io intanto continuo a canticchiare, casco chiuso e pensieri liberi. In fondo ci vuole poco perché anche la nebbia della mente si diradi. Basta allontanarsi per qualche ora dalla fretta, dagli impegni, dalle preoccupazioni che riempiono le giornate e che spesso ci portiamo dietro anche quando non servirebbe.
Non è una fuga che risolve i problemi, questa. Domani saranno ancora tutti lì, ad aspettarmi, puntuali come sempre. Ma per qualche ora li ho lasciati indietro, inghiottiti dalla stessa foschia che avvolgeva la campagna al mio arrivo.
E mentre il sole sale, mi rendo conto che a volte basta davvero poco: una moto, una strada che non porta necessariamente da qualche parte e la voglia di lasciarsi sorprendere.
Una piccola fuga verso Est. Non cambia il mondo, ma rimette un po’ in ordine il mio. E, per oggi, può bastare.
Foto AI
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